Tortura, una legge che aspetta da 25 anni

La proposta di legge esiste fin dal 1989, ma soltanto negli ultimi anni l'iter ha fatto qualche passo avanti. Il testo, approvato alla Camera, si è arenato in Senato

Tortura, una legge che aspetta da 25 anni
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18 Ottobre 2015 - 10.54


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Sono più di 25 anni che l’Italia aspetta una legge sulla tortura. Una proposta introdotta per la prima volta nel 1989 dal senatore Nereo Battello del Pci, l’anno dopo la ratifica dell’Italia della Convenzione dei diritti umani contro la tortura del 1984. Una legge richiesta da molti, soprattutto dopo i fatti avvenuti nella scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001, ma che soltanto negli ultimi anni ha fatto qualche passo avanti verso l’inserimento nella legislazione italiana. Attualmente la proposta di legge, approvata dalla Camera l’8 aprile e trasmessa al Senato il 13 aprile, si è arenata a Palazzo Madama, con il testo modificato che dovrà tornare alla Camera per una nuova approvazione.

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Iter tortuoso. Piuttosto travagliato l’iter del provvedimento: arrivato in commissione Giustizia del Senato il 22 luglio 2013, venne votato dall’Assemblea di Palazzo Madama il 5 marzo 2014. Trasmesso poi alla Camera, è rimasto in commissione, dove ha subito modifiche, dal 6 maggio 2014 sino al 19 marzo scorso ed è stato ripreso in mano anche dopo la sentenza della Corte di Strasburgo sulla perquisizione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova che fu considerato tortura.

Più volte rimaneggiato e spesso oggetto di divisioni anche all’interno della stessa maggioranza, il testo introduce di fatto il reato di tortura nell’ordinamento italiano.

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Il nodo. Il vero nodo del provvedimento è la possibilità che si vada a configurare un reato contro le forze dell’ordine. In commissione Giustizia al Senato sono stati approvati una serie di emendamenti con i quali si ritorna in parte alla impostazione originaria approvata dal Senato, a partire dalla riduzione delle pene.

Nel nuovo testo si ‘contestualizza’ ciò che fa scattare la pena dei dieci anni: viene introdotto il termine ‘reiterate violenze’ l’agire ‘con crudeltà’ e il ‘verificabile trauma psichico’. Sul punto relativo alle forze dell’ordine, torna la dicitura originale del Senato. Nel testo della Camera era stato specificato: “Se i fatti sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso di poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio si applica la pena della reclusione da cinque a quindici anni”. L’emendamento approvato prevede invece questo: “Se tali fatti sono commessi da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni o da un incaricato di un pubblico servizio nell’esecuzione del servizio, la pena e’ della reclusione da cinque a dodici anni”.

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