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La società piccolo borghese e la neo-sinistra liberista

Renzi ha ragione nel dire che lui fa cose di 'sinistra'. Perché è vero. Fa cose di sinistra nel senso di neo-sinistra liberista, composta da una massa di piccoli borghesi.

La società piccolo borghese e la neo-sinistra liberista

redazione

17 Ottobre 2015 - 10.15


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di Turi Comito.

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Nella logica della neo-sinistra liberista al governo in Italia e altrove in Europa, il motore dell’economia è l’impresa.
E’ questa che crea ricchezza, innovazione, cambiamento, progresso economico. E lavoro. Cioè occasioni e opportunità e quindi occupazione. 

Nella logica della neo-sinistra liberista, pertanto, il rendere la vita più facile agli “animal spirits” è essenziale per garantire il modello economico e sociale nel quale viviamo. 

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Se lo spirito d’impresa viene umiliato (dalle imposte, dalla burocrazia, dai sindacati rivendicazionisti, dalla politica delle “chiacchiere”, ecc.) le imprese chiudono, i salariati vengono licenziati, si produce disoccupazione e muoriamo tutti. 

Non importa quanto questo sillogismo sia reale o falso, quello che importa è che sia considerato vero. Il che è quello che accade. 

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Ora, a prima vista può sembrare la logica dei liberisti questa. Invece non lo è. Non lo è perché la neo-sinistra liberista ha una qualche attenzione ancora per la redistribuzione della ricchezza. E quindi si inventa le social card, i fondi contro la povertà, le misure di sostegno ai redditi bassi e cerca di garantire un minimo di servizi pubblici (scuole, ospedali) se non gratuiti e universali almeno generalmente accessibili. Tutte cose che una destra liberista pura e dura – fatta di finanzieri d’assalto, banchieri senza scrupoli, accademici teorizzatori del “laissez faire” e politici tycoon – non farebbe mai o farebbe solo a particolari condizioni presa com’è dal furore delle privatizzazioni, della deregulation, dal desiderio di annientare lo Stato sociale. 

Il nostro amato presidente del consiglio, pertanto, ha ragione nel dire che lui fa cose di “sinistra”. Perché è vero. Fa cose di sinistra nel senso di neo-sinistra liberista.

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La finanziaria, di cui tutti abbiamo visto le colorate diapositive ieri in televisione, ne è un chiaro esempio. L’abolizione delle tasse sulla prima casa, gli sgravi fiscali per chi assume o quelli per chi investe in macchinari, sono misure che fanno parte di una complessa manovra, inaugurata con gli 80 euro a pioggia per il lavoro dipendente, continuata con il jobs act e relativo svuotamento dell’articolo 18 e che la riforma della P.A. e del fisco dovrebbero completare, almeno nelle linee essenziali. 

Come si vede, la neo-sinistra liberista, si muove lungo il solco del liberismo economico con qualche “aggiustamento” che tende a ridurre l’impatto di misure che creano, in qualche modo, disagio sociale. 

Questa visione dell’economia e della società non è solo del Pd e del suo lider. E’ uguale a quella berlusconiana come a quella merkeliana, blairiana, hollandiana o zapateriana. Uguale uguale. 

Volendo usare uno slogan semplificatore si potrebbe tradurre in questo modo: più impresa c’è, più lavoro c’è, più ricchezza per tutti si crea e meglio si sostengono i meno favoriti. 

E’ questa la neo-sinistra liberista: liberismo piu’ qualche necessaria accortezza di memoria vagamente socialdemocratica per ridurre al minimo il conflitto sociale.
Nei vari paesi europei cambiano le gradazioni, le modalità e i tempi di attuazione delle misure politiche che si rifanno a questa prospettiva ma, insomma, la logica è sempre quella. Che è gradita ai più, visto che le elezioni in quasi tutti i paesi europei premiano forze politiche i cui principi ispiratori e le pratiche di governo sono quelle riferibili allo slogan prima citato. 

Uno dei motivi per cui questa ideologia (perché di ideologia si tratta) è largamente maggioritaria e senza opposizioni di peso (a parte il crescente consenso che registrano partiti fascistoidi e nazionalisti) in Europa, è che manca una visione del mondo diversa da questa. 

La sinistra, quella storica, quella che doveva cambiare il mondo – cioè quella che pensava che il centro e il motore della società fosse non l’impresa ma la classe operaia, i salariati, il proletariato – s’è ritrovata ad un certo punto senza quel centro. Perché se la classe operaia non è scomparsa “in sé” è scomparsa “per sé”. 

L’espansione del benessere economico che si è registrato dagli anni sessanta in poi ha completamente trasformato le società europee occidentali. Se non nel rapporto di lavoro, di certo culturalmente e cioè nei modi di vivere, di consumare, di identificarsi e di vedere il mondo.
Il risultato è stato un allargamento della classe media, divenuta maggioritaria, la cui caratteristica principale è una spiccata inclinazione culturale, sociale, economica e politica di tipo piccolo borghese. Cioè centrista in politica, compulsivo-consumista nell’agire economico, individualista nell’agire sociale, superficiale nell’agire culturale. 

Ovvio che ad una trasformazione sociale tanto profonda doveva corrispondere una trasformazione politica, anzi partitica per la precisione.
Se al posto di operai e braccianti una società ha in prevalenza impiegati, liberi professionisti e commercianti e se perfino i residui operai e braccianti fanno di tutto per non essere piu’ considerati tali è automatico che i partiti che rappresentano quella società non potranno essere partiti di operai e braccianti ma partiti piccolo borghesi. Indipendentemente dal nome che portano o dalle radici politiche che hanno. 

Il fatto è che i piccolo borghesi, a differenza degli operai di una volta e nella stragrande maggioranza dei casi, non sognano un mondo diverso. Non hanno utopie da inseguire. Non vogliono rivoluzioni palingenetiche. Piu’ prosaicamente chiedono un mondo comodo, tranquillo, fatto di vetrine colorate e scintillanti piene di cose da comprare e un poco di contante in tasca per un “apericena”. Il minimo, insomma.
Il dovere dei partiti piccolo borghesi è, pertanto, quello di garantire queste esigenze. E, tra questi, i partiti della neo-sinistra liberista adempiono a questo compito abbastanza bene quasi sempre ed egregiamente in alcuni casi.
Ed è per questo che la neo-sinistra liberista, renziana o meno, vincerà e governerà ancora a lungo in Italia. Perché rappresenta al meglio la maggioranza di una società piccolo borghese moderata e desiderosa di quieto vivere. Senza sogni che non siano quelli di comparire in tv. Senza utopie che non siano quelle di divenire miliardari. E senza rivoluzioni che non siano quelle dei cellulari che scattano foto a 20 megapixel. 

Al limite, se proprio necessario, accanto all’abolizione delle tasse per la casa, agli incentivi fiscali per le imprese, alla riduzione dei diritti sul posto di lavoro, basta una social card e un fondo per il contrasto alla povertà riequilibrare tutto e tirare avanti.
Proprio come fanno e hanno fatto i vari berlusconi, renzi, zapatero o blair in giro per l’Europa.

 

 

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