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Bisogna battersi ancora per la verità sulle stragi

Bologna non dimentica, e ogni due agosto chiede ad alta voce che si faccia verità. Storica e giudiziaria. [Claudio Visani]

Strage di Bologna
Strage di Bologna

Claudio Visani

2 Agosto 2015 - 20.24


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di Claudio Visani

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Ma perché la verità sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia dal dopoguerra fino agli anni Novanta non viene mai fuori, o viene svelata solo in parte, senza mai una prova davvero certa e colpevoli rei-confessi, in faticosi e interminabili processi? Perché non conosciamo ancora, se non parzialmente, il volto degli stragisti italiani, non sappiamo chi sono i mandanti e gli organizzatori di quelle mattanze di innocenti? Perché a tanti anni di distanza nessuno di chi sa parla? Quali inconfessabili segreti si devono ancora nascondere? Perché nessun capo di Stato, di Governo, Ministro dell’Interno, Capo dei Servizi segreti o della Polizia di Stato, nessun vertice delle Istituzioni sa o può svelare qual era l’esatto disegno di chi metteva le bombe sui treni, nelle banche, nelle piazze, alle stazioni, o abbatteva aerei? E perché le rare volte in cui abbiamo avuto sentenze di condanna, da Portella delle Ginestre ai morti di Reggio Emilia fino alla strage del 2 agosto a Bologna, i responsabili di questi orrendi attentati non sono a marcire in galera ma dopo pochi anni di carcere sono tornati in libertà?

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C’è chi dice che la trama del terrore in Italia, delle connivenze tra terroristi, mafiosi, apparati dello Stato e perfino potenze straniere, è comunque ormai nota, che conosciamo la verità sostanziale anche se non avremo mai piena verità giudiziaria. Come dire che ormai la giustizia deve cedere il passo alla storia. E la storia ci racconta che dal dopoguerra fino a Via Fani e all’assassinio di Moro, si è cercato in tutti i modi, non solo con le armi della politica e dell’economia ma anche con l’aiuto del terrorismo e di apparati dello Stato, di impedire che la sinistra e i comunisti in particolare arrivassero al governo di questo Paese nevralgico per gli Stati Uniti e la Nato. La storia ci dice che il Dc9 dell’Itavia è stato tirato giù da un missile alleato probabilmente diretto a Gheddafi nell’ambito di una azione Nato. La storia ci dice che le bombe le mettevano i fascisti, spesso con l’aiuto dei servizi “deviati” e di organizzazioni atlantiche tipo Gladio o la P2.

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Ma ci si può accontentare di queste ipotesi ormai storicamente e politicamente

dimostrate? Davvero si può lasciare ciò che è accaduto alle analisi politiche e sociologiche senza perseguire i colpevoli, risarcire gli oltre 150 morti e 650 feriti che ci sono stati negli anni Settanta, Ottanta e Novanta del secolo scorso, senza provare a dare verità e giustizia alle vittime di Piazza Fontana e Piazza della Loggia, dell’Italicus e del Rapido 904, di Milano e di via dei Geogofili, fino alla madre di tutte le stragi: quella della stazione di Bologna con 85 persone inermi assassinate e altre 200 ferite? Io non credo. Io credo che bisogna continuare a battersi e a chiedere che la verità venga fuori, tutta. E credo che se questo non avverrà, il nostro non sarà mai un Paese civile, maturo, pacificato, realmente indipendente, dove la sovranità appartiene al popolo e la politica è al suo servizio.

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Bologna oggi ha dimostrato di essere ancora, nel profondo, la città fiera, libera, democratica, assetata di giustizia che tutti abbiamo conosciuto nel corso degli anni. Una città che non dimentica e aspetta ancora il 2 agosto per stringersi ai familiari delle vittime della strage prima di andare in ferie. La piazza davanti alla stazione, sotto l’orologio fermo alle 10.25, era piena di gente, perché, come ha detto Francesco Guccini, “a Bologna il 2 agosto bisogna starle vicino”. Il silenzio, la sirena, il lungo applauso in ricordo dei morti e dei feriti. Oggi Bologna ha testimoniato ancora una volta all’Italia che quella ferita 36 anni dopo è ancora aperta e fa sempre male.

 

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