Il Papa: pensare ai poveri non è comunismo, ma è Vangelo

Le parole del Santo Padre un'intervista per il libro Tornielli-Galeazzi. Oggi ha celebrato il battesimo di 33 bambini nella Cappella Sistina.

Il Papa: pensare ai poveri non è comunismo, ma è Vangelo
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11 Gennaio 2015 - 10.38


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“L’attenzione per i poveri è nel Vangelo, ed è nella tradizione della Chiesa, non è un’invenzione del comunismo e non bisogna ideologizzarla”, queste le parole di papa Bergoglio in un’intervista pubblicata nel libro ‘Papa Francesco”. Nell’intervista si legge: “Innanzitutto è bene ricordare che c’è bisogno di etica nell’economia, e c’è bisogno di etica anche nella politica. Più volte vari capi di Stato e leader politici che ho potuto incontrare dopo la mia elezione a vescovo di Roma mi hanno parlato di questo. Hanno detto: voi leader religiosi dovete aiutarci, darci delle indicazioni etiche. Sì, il pastore può fare i suoi richiami, ma sono convinto che ci sia bisogno, come ricordava Benedetto XVI nell’ enciclica ‘Caritas in veritate’, di uomini e donne con le braccia alzate verso Dio per pregarlo, consapevoli che l’amore e la condivisione da cui deriva l’ autentico sviluppo, non sono un prodotto delle nostre mani, ma un dono da chiedere”.

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“E al tempo stesso – ha rimarcato il Pontefice – sono convinto che ci sia bisogno che questi uomini e queste donne si impegnino, ad ogni livello, nella società, nella politica, nelle istituzioni e nell’economia, mettendo al centro il bene comune. Non possiamo più aspettare a risolvere le cause strutturali della povertà, per guarire le nostre società da una malattia che può solo portare verso nuove crisi. I mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un’ autonomia assoluta. Senza una soluzione ai problemi dei poveri non risolveremo i problemi del mondo. Servono programmi, meccanismi e processi orientati a una migliore distribuzione delle risorse, alla creazione di lavoro, alla promozione integrale di chi è escluso”.

“Prima che arrivasse Francesco d’Assisi c’ erano i “pauperisti” – ha ricordato il Santo Padre – nel Medioevo ci sono state molte correnti pauperistiche. Il pauperismo è una caricatura del Vangelo e della stessa povertà. Invece san Francesco ci ha aiutato a scoprire il legame profondo tra la povertà e il cammino evangelico. Gesù afferma che non si possono servire due padroni, Dio e la ricchezza. È pauperismo? Gesù ci dice qual è il ‘protocollo’ sulla base del quale noi saremo giudicati, è quello che leggiamo nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo: ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato in carcere, ero malato, ero nudo e mi avete aiutato, vestito, visitato, vi siete presi cura di me. Ogni volta che facciamo questo a un nostro fratello, lo facciamo a Gesù. Avere cura del nostro prossimo: di chi è povero, di chi soffre nel corpo nello spirito, di chi è nel bisogno. Questa è la pietra di paragone. È pauperismo? No, è Vangelo”.

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Intanto oggi Francesco ha celebrato nella Cappella Sistina la messa per la festa del Battesimo del Signore, nella quale ha amministrato il sacramento del Battesimo a 33 bambini, 20 bambine e 13 bambini. Per la prima volta dall’inizio del suo pontificato Papa Francesco ha presieduto l’eucaristia dando le spalle ai fedeli, come si usava nel rito antico.

“Portate sempre con voi un piccolo Vangelo e leggetelo. E’ importante il buon esempio che potete dare, l’esempio di vedere i genitori, i padrini, gli zii leggere il Vangelo”, ha suggerito papa Francesco ai genitori e padrini dei 33 bambini, figli di dipendenti vaticani. “Il Battesimo – ha ricordato Bergoglio nell’omelia – ci inserisce nel corpo della Chiesa, nel popolo santo di Dio. E in questo corpo, in questo popolo in cammino, la fede viene trasmessa di generazione in generazione: è la fede della Chiesa. È la fede di Maria, nostra Madre, la fede di san Giuseppe, di san Pietro, di sant’Andrea, di san Giovanni, la fede gli Apostoli e dei Martiri, che è giunta fino a noi, attraverso il Battesimo. E’ molto bello questo! E’ un passarsi di mano in mano la candela della fede: lo esprimeremo anche tra poco con il gesto di accendere le candele dal grande cero pasquale. Il grande cero rappresenta Cristo risorto, vivo in mezzo a noi”.

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