Come sappiamo già, nel sodalizio di Mafia Capitale c’era l’estremista di destra dei Nar e l’ex delle Brigate rosse. Rossi e Neri, insieme sotto la «cupola» di Mafia Capitale. Una vera e propria organizzazione mafiosa che non guardava in faccia agli ideali politici e pensava solamente al business. Frequenti erano gli appoggi politici, sia a destra e sia a sinstra, come dimostra una lettera datata 2004 finalizzata a sostenere il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, allora candidato al Parlamento europeo.
L’inchiesta portata avanti dalla Procura di Roma continua a far venire a galla nomi e retroscena legati al potere di ‘infiltrazone’ criminale del boss di Mafia Capitale, Massimo Carminati.
Il procuratore capo Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Michele Prestipino hanno coordinato le indagini dei carabinieri del Ros, al comando del generale Mario Parente, svelando un intricato sistema imprenditoriale che affondava le radici nelle cooperative di sinistra, che pagava tangenti a politici di destra – come i supposti finanziamenti all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno – e che tra le sue fila aveva esponenti di spicco delle Brigate Rosse.
Dalle intercettazioni effettuate viene a galla anche il ruolo avuto, all’interno della coop 29 Giugno Franco La Maestra, ex brigatista tra i firmatari del documento di rivendicazione dell’omicidio del giurista Massimo D’Antona.
La suo curriculum si divide tra il crimine e la politica eversiva: il 12 agosto 1989, per esempio, viene espulso dalla Svizzera e veniva consegnato a ufficiali di polizia giudiziari per associazione sovversiva, banda armata e porto abusivo di armi comuni da sparo. Proprio nello stesso giorno “il Tribunale di Roma emetteva nei suoi confronti un ordine d’arresto per aver promosso, costituito e organizzato l’associazione sovversiva denominata Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente”. Niente male davvero.
