Roma infettata dalla mafia. Trentasette persone arrestate, trentanove indagate in un’inchiesta condotta sullo scandalo de rifiuti nella Capitale. Anche l’ex sindaco Gianni Alemanno è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Secondo quanto si è appreso gli investigatori hanno proceduto alla perquisizione della casa dell’ex primo cittadino. In azione stamattina guardia di finanza e Ros nell’ambito di un’inchiesta sui rifiuti della Capitale. Il sodalizio avrebbe avuto interessi anche nella gestione dei campi nomadi e dei centri di accoglienza degli immigrati. Gli inquirenti parlano anche di “appalti truccati e tangenti”. Per le indagini i magistrati si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e una proficua e altamente professionale attività investigativa.
Gli arretati e gli indagati. Tra gli arrestati l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati detto ‘il Nero’, probabilmente il capo della cosca. Carminati fu un personaggio di spicco nella banda della Magliana ed è accusato anche dell’omicidio Pecorelli. In manette l’ex amministratore delegato di Ente Eur Riccardo Mancini. Indagati anche l’ex consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, quello Pdl Luca Gramazio e il presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti. Nei loro uffici alla Regione Lazio e in Campidoglio sono in corso le perquisizioni dei militari.
Le accuse. Vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. L’indagine – coordinata da tre pubblici ministeri, Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone – è ribattezzata “Terra di mezzo”. Nacque nel 2010 da un’intuizione investigativa del procuratore aggiunto, ora scomparso, Pietro Saviotti, che la affidò al reparto criminalità del Ros. Coinvolte anche dite e esercizi commerciali. Per la precisione il reato ipotizzato nei confronti degli arrestati è il 416 bis, l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Reato per cui sono già indagate 51 persone dei clan Fasciani e Triassi di Ostia, e che a dicembre si concluderà con la sentenza di primo grado.
Altri arresti. Arrestati anche Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Franco Panzironi (ex amministratore delegato Ama), Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Giovanni Fiscon, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo, Luca Odevaine.
Ai domiciliari. Il giudice per le indagini ha disposto gli arresti domiciliari per Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina. Il magistrato ha invece rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di Gennaro Mokbel e Salvatore Forlenza, che sono comunque indagati.
L’ordinanza. Nell’ordinanza del gip Flavia Costantini e riportata da La Stampa online si legge: “E’ difficile stabilire esattamente il tipo di collegamento tra l’odierna organizzazione mafiosa riconducibile a Massimo Carminati e il substrato criminale romano degli anni Ottanta, nel quale essa certamente affonda le sue radici. Esistono indiscutibili corrispondenze sul piano soggettivo e sul piano oggettivo”. E ancora: “Sul piano soggettivo Mafia Capitale si è strutturata prevalentemente attorno alla figura di Massimo Carminati, il quale ha mantenuto e mantiene stretti legami con soggetti che hanno fatto parte della Banda della Magliana o che comunque le gravitavano intorno”.
“Al riferimento alla forza di intimidazione del vincolo associativo – si legge ancora nell’ordinanza prodotta in base all’inchiesta del procuratore Pignatone – deve intendersi che l’associazione abbia conseguito in concreto, nell’ambiente circostante nel quale essa opera, un’effettiva capacità di intimidazione, sino ad estendere intorno a sé un alone permanente di intimidazione diffusa, tale che si mantenga vivo anche a prescindere da singoli atti di intimidazione concreti posti in essere da questo o quell’associato”.
Domenica scorsa era stata perquisita la casa di Marco Iannilli, il commercialista romano, già finito in carcere e condannato in primo grado per la colossale truffa su Fastweb e Telecom Sparkle e coinvolto nel caso Enav. Domenica gli uomini del Ros hanno effettuato delle perquisizioni nella villa di Iannilli a Sacrofano, in provincia di Roma. Le perquisizioni scattate all’alba hanno riguardato boss della malavita, come esponenti di noti clan di Ostia, e politici di elevato spessore a Roma.
Contestualmente all’operazione “Mafia capitale”, la Guardia di Finanza sta procedendo al sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro, in applicazione di un decreto firmato dal Tribunale di Roma.
