Un amico è appena rientrato dai campi profughi siriani in Giordania. E mi racconta dei bambini senza genitori e degli uomini e delle donne che hanno perso i loro bambini. Tre milioni di profughi che presto diventeranno sei milioni. Ciascuno di loro con un lutto addosso, con un orrore negli occhi. Senza contare le ferite. I bambini che raccontano la guerra con dettagli crudi che si sono conficcati nei loro occhi come spilli.
Dalla Giordania dei siriani che scappano al dente per dente tra palestinesi e israeliani. Ragazzi uccisi dall’uno e dall’altro lato. Un reporter intervista un colono. Parole d’odio per gli arabi che lavorano per lui:”Io li insulto e loro lavorano per me. Li odio”. Parole d’odio anche dall’altra parte, con l’idea, negli uni e negli altri, che c’è spazio solo per l’odio e per il lutto. Più lutti infliggi agli altri più stai bene tu.
Eccolo il mondo, un mondo che si compiace di dispensare lutti.
Guardo a questo, e mi faccio piccolo-piccolo, col mio piccolo lutto. Ma ne parlo perché penso che gli uomini dovremmo guardare e imparare dagli animali. Per capire che non si può vivere senza amore e che si può, e si deve vivere senza farsi imprigionare dall’odio.
Il mio piccolo grande lutto. È morto Rocky, il cane che avevo regalato ai miei figli piccoli. Li ha accompagnati fino a lasciarli un uomo e una donna. Ed è andato via, dopo aver lottato brevemente per restare con loro. Con noi. Con me. Era il cane dei miei figli, ma quando i figli crescono e sono intenti a costruirsi la vita, i cani dei figli restano coi genitori dei figli. E il cane adulto e l’uomo adulto si guardano negli occhi, quasi a dire: ”Che ci vuoi fare, i ragazzi hanno da fare, facciamoci compagnia noi…Che dici, facciamo due passi? Ti fa bene… al colesterolo…”. E tu accetti, e lo segui,e guardi gli uomini e le cose che ti stanno attorno con un altro passo, meglio con un’altra zampa.
Tanti bei giorni,tante ore a giocare, la sua attesa per dividere un pasto, il piacere di scorgere in lui un sorriso, perché i cani sorridono e ti sorridono.
Sull’amore tra l’uomo e il suo cane sono state scritte tante belle pagine, raccontate tante storie. E io non mi cimento. In verità non ho mai amato leggerle quelle storie. Il più delle volte finiscono col cane che muore o col cane che resta solo, col padrone che muore.
Rocky era stato male. Un intervento chirurgico, qualche giorno da malatino. La preoccupazione per un eterno cucciolo che ,a ben vedere, se uomo sarebbe stato un vecchietto. Poi, un mattino, via, uscito dalla nostra vita. Negli ultimi giorni ci guardavamo. Avevamo capito, e ci guardavamo. “Mi raccomando…ti raccomando i ragazzi… Èstato bello, bellissimo. Ma, chi ti porterà a spasso… per il colesterolo… per farti uscire dalla tua insana pigrizia?”. Mi sembrava di sentirlo. E ci guardavamo negli occhi. E un mattino, il mio, il nostro piccolo lutto.
Ne ho voluto parlare per dire che se un piccolo lutto è un sasso che ti scuote il cuore, pensa al lutto del padre che a Homs ha perso il figlioletto, al lutto dei bambino che si aggira in un campo profughi e al volontario che si avvicina racconta del padre colpito in fronte. Penso alle madri che piangono il figlio a Gerusalemme e nei Territori. Scusate se ho voluto parlare dell’orrore dei lutti inflitti dall’odio, raccontando del mio piccolo lutto.
