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Disoccupati over 50: i numeri di un dramma

Troppo anziani per ritrovare lavoro, troppo giovani per la pensione. Dal 2008 sono aumentati del 146%. [Claudio Visani]

Disoccupati over 50: i numeri di un dramma

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19 Giugno 2014 - 19.32


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Non ci vuole più nessuno. Quelli che, come me, hanno perso il lavoro dopo aver superato i cinquanta, non sono più considerati dal sistema un “capitale umano” non dico da valorizzare, ma almeno da utilizzare e “conservare”. Al contrario, vengono “abbandonati al triste destino di esuberi, prepensionati, esodati, staffettati”. Lo dicono “quei comunisti” del Censis, fornendo i dati della situazione aggiornata alla fine del 2013. Sei mesi fa i disoccupati over 50 avevano raggiunto le 438mila unità, con un aumento rispetto al 2008 di ben 261mila individui in termini assoluti, e del 146% in termini relativi percentuali. E dall’inizio dell’anno ad oggi la situazione è ulteriormente peggiorata.

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Se poi ai disoccupati ufficiali si somma il numero degli ultra cinquantenni inattivi, non iscritti alle liste di collocamento ma ugualmente in cerca di un lavoro, si supera il milione di individui. Il Censis ci informa, inoltre, che in Italia le persone con più di 50 anni di età sono 24,5 milioni, e di queste solamente un quarto si trovano nella condizione di occupato. Sono quasi 6,7 milioni, infatti, I “fortunati” che hanno un posto di lavoro: 4 milioni di uomini e 2,6 milioni di donne per la precisione. Gli altri tre quarti, vale a dire quasi 18 milioni di persone tra i 50 e i 70 anni, sono già entrati, chi più chi meno, nella categoria dei rifiuti della società, con e a volte anche senza raccolta differenziata.

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I più sfortunati sono gli ex lavoratori dell’industria che ha chiuso migliaia e migliaia di fabbriche negli ultimi 5 anni, gli ex occupati dell’edilizia in crisi, i cittadini del Sud, le persone con meno istruzione e specializzazione. Ma anche le professionalità medio-alte non riescono più a riciclarsi, in tutti i settori. Potrei fare il mio, di esempio, in un settore – quello dell’editoria e del giornalismo – che fino a pochi anni fa era considerato privilegiato e oggi è diventato invece una fabbrica di disoccupati e di sfruttati.

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In generale, quasi mezzo milione di persone, spesso con famiglia, uno o più figli e anche genitori anziani di cui prendersi cura, che improvvisamente si ritrovano senza più un euro, troppo vecchi per trovare lavoro e troppo giovani per andare in pensione. Un mondo nel quale non si vedono neppure quei timidissimi accenni di miglioramento che all’inizio dell’anno abbiamo notato tra i giovani disoccupati. Un esercito di emarginati con lo spettro della depressione e l’incubo dell’indebitamento dietro l’angolo, costretti, in molti casi, a tornare a chiedere aiuto agli anziani genitori, o a rivolgersi alle mense dei poveri.

Una marea montante di individui sempre più spesso impegnati in una mortificante guerra tra poveri e tra generazioni, costretti a competere con i ventenni – “nativi precari” oltre che “digitali” – per conquistare il lavoro che non c’è. È uno dei tanti “bocconi avvelenati della crisi”, spiega ancora il Censis. Una crisi che in questi anni “ha reso più difficile che mai ottenere un impiego”. E questo è vero sia per i giovani, sia per gli over 50. Con l’aggravante, per questi ultimi, della sciagurata riforma Fornero, che ha allontanato per tanti la prospettiva della pensione proprio mentre la recessione e un liberismo ormai incapace di produrre nuovi posti di lavoro provvedeva a ridurre drasticamente le opportunità di conservazione o conquista di un impiego.

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Così il nostro Paese è scivolato sempre più giù. Così la povertà è tornata, e minaccia un numero sempre maggiore di famiglie, anche del ceto medio. Così tante persone della mia generazione hanno perso la loro dignità sociale, e stanno perdendo anche la fiducia nella capacità della politica di cambiare davvero le cose. Perché gli 80 euro, in questo contesto, sono una goccia nel mare. E le ricette che si vedono in giro per l’Europa non sembrano tanto diverse da quelle che ci hanno portato a questo disastro. Per questo la natura “di sinistra” del Governo Renzi si vedrà, inanzitutto, dalle risposte che saprà dare al dramma dei giovani e dei cinquantenni senza lavoro. Renzi ha promesso il “job-acts” entro l’anno, il ministro Poletti provvedimenti ad hoc per gli over 50. Poletti ha aggiunto che se avesse i soldi farebbe subito una riforma, un contratto specifico per il reinserimento di molti cinquantenni; e uno scivolo per la pensione anticipata per quelli che non possono essere ricollocati. Li aspettiamo alla prova dei fatti.

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