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Il delitto di Motta e il sonno della ragione

Invocare la pena di morte per delitti efferati è umano ma non serve, se non a canalizzare la rabbia che sentiamo davanti a storie atroci

Il delitto di Motta e il sonno della ragione

Piero Montanari

16 Giugno 2014 - 18.19


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di Piero Montanari

Il caso efferato del delitto di Motta Visconti, ennesimo atto di violenza domestica con le conseguenze peggiori che si possano immaginare, si inserisce sicuramente tra i più drammatici eventi di cronaca degli ultimi anni. Penso alla strage di Erba, dove due sciagurati, per dissapori condominiali, sterminano due famiglie, compreso un bambino di pochi mesi. O al delitto di Cogne, dove il piccolo Simone viene macellato dalla madre che poi dimentica tutto, o a quello di Sarah Scazzi, strangolata e poi gettata in un pozzo come uno straccio per lavare in terra. Delitti assurti agli onori della cronaca nera non senza che
la stessa indulgesse sui fatti e li spettacolarizzasse in maniera esasperante e talvolta odiosa.

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Oggi purtroppo leggiamo che un padre, in una tranquilla cittadina alle porte di Milano, ha ucciso la moglie e i suoi due bambini con un coltellaccio da cucina solo perché li considerava d’impaccio tra lui e l’amore per un’altra donna. Poi, come se nulla fosse successo, si fa una doccia e va a tifare per la Nazionale con gli amici al bar.

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Storie come queste evocano dentro gli animi di chi le legge i fantasmi più neri, e i peggiori sentimenti di rappresaglia e di odio, per l’autore di un fatto così agghiacciante come lo sterminio della propria famiglia, dei propri figli, da parte di chi, nella vita, dovrebbe piuttosto difenderli e prendersene cura.

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Si sente invocare da molti, per lo sciagurato assassino, la pena di morte, che per altro nel nostro paese sappiamo non praticata piu da molto tempo, per fortuna. Ma invocare la pena di morte per questo atroce delitto non serve, se non a canalizzare malamente la rabbia e l’impotenza che ognuno di noi sente crescere dentro, momenti difficili nei quali il nostro stesso senso di umanità viene messo a dura prova.

Ma fare una riflessione sull’anestesia dei sentimenti davanti all’atrocità di fatti come quello di Motta Visconti, è obbligo morale di tutti noi, che siamo figli e genitori, padri e mariti. Interrogarci su questo sonno della ragione è esercizio che tutti noi dobbiamo compiere più spesso, preferibilmente senza attendere drammatiche vicende di cronaca che non possiamo, come spesso facciamo, ricondurre banalmente a meri atti dettati della follia umana.

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