Inchiesta sul Mose, Cantone: la legge sugli appalti va cambiata

Il presidente dell'Autorità Anticorruzione parla dell'inchiesta che ha travolto il Veneto: è una legge inadeguata a gestire le grandi opere.

Inchiesta sul Mose, Cantone: la legge sugli appalti va cambiata
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5 Giugno 2014 - 10.58


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«C’è un problema sulla legge per gli appalti, non è adeguata e va cambiata». A dirlo, all’indomani dell’inchiesta sul Mose, è il presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone. «Opere fatte con deroghe finiscono quasi sempre con fatti di corruzione – osserva – C’è una legge inadeguata a gestire le grandi opere. C’è troppo formalismo per le piccole amministrazioni e un difetto per le grandi. C’è sempre bisogno di deroghe, giustificate per fare le opere, che poi producono corruzione. Bisogna migliorare le qualità ispettive, ampliare il potere sanzionatorio e consentire all’Anac di essere più efficiente nei controlli che fa».

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Cantone sottolinea che la legge «Severino prevede il patto di integrità, una clausola nei contratti che consente la revoca se si verifica un fatto di corruzione. È uno strumento utilissimo che già esiste e che mi auguro che venga applicato…».

E sempre sulla Severino dice: «la legge merita un tagliando, ci sono cose da cambiare, soprattutto sui poteri dell’Anac e sulla prevenzione». E alla domanda se abbia chiesto al premier di dare all’Anac il potere di revocare appalti corrotti dice: «non ne ho parlato con Renzi, ma sicuramente è uno dei temi da affrontare. Quando dimostri che un appalto è oggetto di attività corruttiva è moralmente paradossale che il soggetto che lo ha conseguito continui a lavorare».

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Poi avverte che «non assisteremo inermi a questi ulteriori fenomeni di corruzione nazionale» e suggerisce quindi il commissariamento delle imprese delle grandi opere coinvolte in indagini sulla corruzione ma chiarisce, «è una strada perseguibile ma bisogna verificare se può essere praticata anche per i contratti di appalto antecedenti alla legge anticorruzione 231».

Quanto all’indagine sul Mose dice: «quello che inquieta è il coinvolgimento trasversale di soggetti diversi, non solo imprenditori e politici, ma anche pezzi del sistema dei controlli, a dimostrazione di come la corruzione riesca a pervadere ambiti più vari».

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