Mazzette per 2 milioni chieste dalla Cupola Expo

Interrogato Cattozzo, anche Grillo prendeva tangenti. Frigerio ammette, preso regalie. Procura, mai pedinato Greganti.

Mazzette per 2 milioni chieste dalla Cupola Expo
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20 Maggio 2014 - 21.51


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E’ di oltre 2 milioni di euro la somma delle presunte mazzette che la cosiddetta ‘cupola’ avrebbe chiesto per gli appalti di Sogin ed Expo. Lo avrebbe spiegato ai pm di Milano l’ex esponente dell’Udc ligure Sergio Cattozzo nel lungo interrogatorio di oggi pomeriggio spiegando che la cifra si riferisce a presunte tangenti versate o promesse. Sempre secondo quanto ha riferito Cattozzo, interrogato per quasi 5 ore dai pm di Milano, l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo sarebbe stato a conoscenza del giro di tangenti relativo ai presunti appalti truccati di Expo e Sogin e avrebbe preso anche lui la sua parte delle presunte mazzette. Per lui il gip Fabio Antezza ha respinto la richiesta di arresti domiciliari.

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Frigerio, ho preso soldi ma erano “regalie” – Gianstefano Frigerio, l’ex parlamentare Dc arrestato nell’ambito dell’inchiesta milanese sulla presunta “cupola” degli appalti, durante l’interrogatorio davanti al gip ha ammesso di aver preso soldi dall’imprenditore Enrico Maltauro ma li ha giustificati come regalie. E’ quanto è trapelato in relazione al verbale del 12 maggio scorso.

Luigi Grillo a Renzi

“Speriamo che qualcuno abbia spiegato a questo c… di Presidente (Renzi) che non è Mussolini…che ha diritto ma insomma, ci sono anche gli altri…sennò fa come Enrico (Letta)…”. Si riferisce al premier Matteo Renzi, la battuta di Luigi Grillo, l’ex senatore del Pdl ora in carcere nell’inchiesta sulla presunta “cupola degli appalti”, mentre discute delle nomine ai vertici delle società pubbliche o a partecipazione pubblica. Grillo, lo scorso 15 aprile, subito dopo la prima tornata di nomine delle società di Stato, al telefono con l’ex ad di Sogin Giuseppe Nucci (indagato, ndr), il candidato della “cupola” alla guida di Terna, gli dice – come riporta una informativa della Gdf dello scorso 28 aprile – che “secondo le informazioni ricevute, la partita per ‘quella società lì’ (Terna) non è ancora chiusa ‘e quindi sono ancora aperti i giochi al di là di quello che scrivono i giornali…'”. Nucci replica di “aver sentito nuovamente gli head hunter che gli avrebbero confermato – prosegue il rapporto delle Fiamme Gialle – che il nome che circola (Chiarini, da precedenti conversazioni; ntd.) sarebbe una segnalazione diretta del Presidente del Consiglio”. Grillo, quindi, ribadisce che “il mio amico di Milano, parlando con il Ministro, a cui ha detto che il tuo nome era gradito alla cassa Depositi e Prestiti, Gorno Tempini (Giovanni, ad della cassa Depositi e Presititi, ndr), si è sentito dire dal Ministro che il Presidente (Renzi) fa tutto lui, capito?..Il mio amico di Milano (probabilmente si riferisce a Giuseppe Guzzetti) la sua parte l’ha fatta e continua a farla…speriamo che qualcuno abbia spiegato a questo c… di Presidente (Renzi) che non è Mussolini…Che ha diritto ma insomma, ci sono degli altri… sennò fa come Enrico (Letta)…”.

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Procura Milano, mai pedinato Greganti, intercettato nei pressi del Senato – “Non è mai stato svolto alcun servizio di osservazione di polizia giudiziaria al fine di accertare l’eventuale ingresso o uscita dell’indagato, Primo Greganti, in Senato ovvero in Palazzi del Senato”. Così il capo della Procura di Milano, Bruti Liberati, risponde a Grasso che gli ha chiesto notizie sulla presenza di Greganti al Senato. Grasso, a seguito di articoli di stampa secondo i quali gli investigatori avrebbero accertato che Greganti sia entrato in piu’ occasioni in Senato, aveva scritto al Procuratore della Repubblica di Milano richiedendo con urgenza informazioni piu’ circostanziate. In particolare, Grasso aveva richiesto “ogni utile elemento di dettaglio riguardante le date e gli orari in cui Greganti sia stato eventualmente osservato fare ingresso o uscire da palazzi del Senato e indicazioni precise di quali specifici palazzi e ingressi si tratti”. In una lettera al presidente del Senato, Bruti Liberati scrive che “alla Procura di Milano non risulta alcun ingresso di Primo Greganti in Senato, ma solo l’ intercettazione di una sua telefonata che parla in tal senso, rilevata da una cellula nelle vicinanze di Palazzo Madama”.

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