Il Papa: la Chiesa sia la casa dei poveri

Il nuovo monito del Santo Padre: accogliere gli afflitti, i perseguitati che hanno fame e sete di giustizia.

Il Papa: la Chiesa sia la casa dei poveri
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9 Maggio 2014 - 12.25


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“La Chiesa, missionaria per sua natura, ha come prerogativa fondamentale il servizio della carità a tutti. La fraternità e la solidarietà universale sono connaturali alla sua vita e alla sua missione nel mondo e per il mondo. L’evangelizzazione, che deve raggiungere tutti, è chiamata tuttavia a partire dagli ultimi, dai poveri, da quelli che hanno le spalle piegate sotto il peso e la fatica della vita. Così facendo la Chiesa prolunga la missione di Cristo stesso, il quale è ‘venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza’”. Lo ha detto il Papa ai partecipanti all’incontro delle Pontificie Opere Missionarie ricevuti oggi in udienza. Presente il cardinale Fernando Filoni, prefetto di Propaganda fide.

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“La Chiesa è il popolo delle beatitudini, la casa dei poveri, degli afflitti, degli esclusi e dei perseguitati, di coloro che hanno fame e sete di giustizia. A voi è chiesto di operare affinché le comunità ecclesiali sappiano accogliere con amore preferenziale i poveri, tenendo le porte della Chiesa aperte perché tutti vi possano entrare e trovare rifugio”.

“L’azione missionaria è paradigma di ogni opera della Chiesa”, ha detto il Papa. “Le Pontificie Opere Missionarie sono lo strumento privilegiato che richiama e cura con generosità la missio ad gentes. Per questo mi rivolgo a voi quali animatori e formatori della coscienza missionaria delle Chiese locali: con paziente perseveranza, promuovete la corresponsabilità missionaria. C’è tanto bisogno di sacerdoti, di persone consacrate e fedeli laici che, afferrati dall’amore di Cristo, siano marcati a fuoco dalla passione per il Regno di Dio e disponibili a mettersi sulla via dell’evangelizzazione”.

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“Ci è richiesto il coraggio di ‘raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo'”, ha detto Bergoglio. “Non ci possono trattenere né le nostre debolezze, né i nostri peccati, né i tanti impedimenti che vengono posti alla testimonianza e alla proclamazione del Vangelo. È l’esperienza dell’incontro con il Signore Gesù che ci spinge e ci dona la gioia di annunciare Lui a tutte le genti”.

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