La giovane prostituta romena Andrea Cristina Zamfir è morta «per 30 euro». È questo il costo della prestazione pattuito con Riccardo Viti, l’idraulico fiorentino fermato con l’accusa dell’omicidio della ragazza.
Durante un lungo interrogatorio seguito all’arresto di questa mattina, l’uomo, catturato in casa sua, ha confessato di avere l’abitudine di frequentare regolarmente prostitute almeno dal 2005, pagando all’epoca la sua richiesta di prestazioni particolari, ovvero un gioco erotico che prevedeva che la donna di spogliasse e poi si facesse legare le mani, intorno a 100 euro.
Negli ultimi tempi Viti era disoccupato e quindi al massimo si poteva permettere di pagare le prostitute 30 euro.
Il 55enne risulta indiziato anche per altri nove episodi. Il suo profilo genetico coincide con quello rilevato sul luogo del delitto e con quello trovato in altri tre casi precedenti riguardanti violenze a prostitute. All’identificazione di Viti si è arrivati anche attraverso la descrizione di donne che avrebbe violentato.
Durante l’interrogatorio è emerso che finché le prostitute, che avevano pattuito con lui la prestazione per compiere il suo gioco erotico «particolare», erano consenzienti e tutto andava per il meglio, Riccardo Viti era «tranquillo». Ma quando le prostitute, che pur avevano accettato di spogliarsi e di farsi legare le mani con il nastro adesivo mentre lui cominciava a seviziarle, reagivano cominciando a urlare, Viti scappava subito.
Nel caso di Zamfir, come ha confessato lo stesso Viti, lui si è accorto subito di averla «fatta grossa» ed è scappato perché, ha ammesso durante l’interrogatorio, aveva capito di essere «andato oltre» nel gioco erotico. Riccardo Viti durante l’interrogatorio ha raccontato che quando la prostituta che aveva accettato il suo gioco erotico cominciava a «strillare» lui smetteva la violenza e nel caso in cui la donna continuasse ancora a reagire, lui ogni volta risaliva sul suo furgone e partiva a razzo.
