di Francesco Giorgioni
Premessa: la spiaggia di Liscia Ruja, in Costa Smeralda, è stata vietata alle auto per oltre dieci anni, dal 1994 al 2006. Per ordinanza del sindaco, provvedimento ai tempi incoraggiato e salutato da plauso unanime, poiché garantiva la sicurezza dei bagnati.
La storia della presunta chiusura al pubblico delle spiagge della Costa Smeralda è l’esempio di come l’informazione, quando non verificata sul campo o semplicemente gonfiata, arrivi in fondo al suo viaggio geografico e temporale stravolta e irriconoscibile rispetto ai fatti reali. Viaggio temporale, perché da un giorno all’altro un fatto di poco conto può acquisire una portata travolgente. Viaggio geografico, perché partendo dal suo luogo d’origine e pervenendo ai luoghi più lontani può assumere le forme più fantasiose.
Allora, è ormai comune convinzione che la spiaggia di Liscia Ruja sia stata recintata e resa inaccessibile all’uomo della strada per inappellabile decisione dell’Emiro del Qatar, cui la piccola amministrazione comunale di Arzachena ha gagliardamente risposto avviando l’esproprio delle aree.
Punto primo: non esistono spiagge private e nessuno può impedire l’accesso ad alcuna spiaggia;
Punto secondo:nessuna spiaggia è stata recintata o sbarrata, sono stati semplicemente scaricati dei massi davanti a dei piazzali in terra battuta, pomposamente qualificati come aree di sosta;
Punto terzo: a Liscia Ruja ci sono andato in bicicletta per tre volte, la settimana scorsa, senza dovere scavalcare alcuna barriera o muraglia per guadagnarmi il bagnasciuga.
Punto quarto: la pur inconsistente proprietà della Holding Qatar – dopo due anni ancora incapace di proporre un vero piano di sviluppo turistico, dove per vero si intende coerente con le norme urbanistiche – ha spiegato già da dicembre che i massi erano stati collocati per impedire il frequente scarico di rifiuti in quei piazzali e sarebbero stati rimossi ad inizio stagione, in previsione del crescente afflusso di auto.
Io leggo tutti i giorni Il Fatto Quotidiano, perché lo trovo uno dei pochi giornali liberi in circolazione. Ma la cronaca della vicenda firmata oggi da Emiliano Liuzzi è davvero inaccettabile: parla di spiagge recintate e inaccessibili, il ricatto dell’emiro al Comune per punirlo della sua indisponibilità a cementificare la Costa Smeralda. Aggiunge, l’articolo, che il blocco impedirebbe ai vigili del fuoco di effettuare interventi di emergenza. Peccato che il blocco non esista.
Perché si è arrivati a questa deformazione dei fatti?
Torniamo a bomba. Nel 1994 l’allora sindaco di Arzachena Giovanni Andrea Giagoni – fratello dell’attuale vicesindaco – emise un’ordinanza di carattere urgente per garantire la sicurezza dei bagnanti a Liscia Ruja. Accesso limitato ad un numero massimo di 250 auto e, per tutti gli altri, l’obbligo di una passeggiata fino al mare.
Spiego meglio la situazione, per chi a Liscia Ruja non ci fosse mai stato. Si parla di un lungo tratto di litorale attraversato da una lunga strada sterrata, tortuosa e malconcia, strappata ad una fittissima vegetazione.
Quando ancora lavoravo al servizio di vigilanza della Costa Smeralda, venni incaricato di calcolare il numero di auto in sosta lungo la strada sterrata.
Una domenica ne contai circa duemila. Erano anni caldi sul fronte degli incendi e si arrivò a stabilire che, in quelle precarie condizioni di viabilità, un rogo sospinto dal maestrale avrebbe provocato il finimondo: ingorghi, improvvidi tentativi di fuga e spazi angusti avrebbero scatenato l’apocalisse.
E allora si decise per il numero chiuso. Precisando che doveva essere una misura provvisoria, in attesa di istituire un servizio di navette o altri sistemi di trasporto pubblico per trasferire in spiaggia in bagnanti.
In Italia, l’aggettivo “provvisorio” dovrebbe essere bandito dal vocabolario: un provvedimento “provvisorio” è destinato a rimanere in forza vita natural durante.
Ma mentre negli anni l’ordinanza restava vigente, in spiaggia crescevano indiscriminatamente concessioni demaniali e gli spiazzi venivano venduti come aree di sosta, a due euro l’ora e senza custodia.
Che ora si voglia far passare la salvaguardia dei parcheggi come misura di sicurezza per i bagnanti è un grottesco paradosso: più auto, al contrario, riducono la sicurezza, perché aumentano le probabilità di ingorgo in caso di incendio. Quel che non si vuole dire è che a Liscia Ruja è nata tutta un’economia di servizi e commercio che verrebbe insidiata, se si impedisse l’accesso alle auto. E che tutto quel che si doveva fare per rendere la spiaggia sicura, in questi anni, non è stato fatto.
Consolatevi e andate a farvi una passeggiata a Liscia Ruja. Nessuno può impedirvelo, anche se vogliono farvi credere il contrario.
