Riciclaggio: arrestato il nipote di Previti

Il commercialista è finito in manette nell'ambito di un'inchiesta per riciclaggio. Arresati anche De Megni e il presidente del Pisa Calcio.

Riciclaggio: arrestato il nipote di Previti
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28 Marzo 2014 - 10.25


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Umberto Flesca Previti, commercialista romano e nipote dell’ex ministro Cesare Previti, è stato arrestato questa mattina a Roma. L’arresto è avvenuto nell’ambito di un’inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli sulle procedure per la compravendita, poi non avvenuta, della clinica Ruesch spa, nota casa di cura napoletana. Nell’inchiesta sono state arrestate altre cinque persone, tutte agli arresti domiciliari.

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In manette anche De Megni – Nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Napoli che ha portato all’arresto di Flesca Previti, è stato arrestato in Umbria, su richiesta della Dda di Napoli, anche Dino De Megni, padre di Augusto il bimbo rapito alcuni anni fa, e poi diventato un personaggio televisivo vincitore della sesta edizione del Grande Fratello.

Arrestato il presidente del Pisa – Con il nipote di Cesare Previti e l’imprenditore Dino De Megni, nell’inchiesta della dda di Napoli sulle procedure per l’acquisto della clinica Ruesch è stato arrestato anche Leonardo Covarelli, ex presidente della società Pisa Calcio. Le indagini state avviate dalla Guardia di Finanza che aveva ricevuto notizia della compravendita illegale della clinica poi bloccata dagli investigatori perchè i capitali per l’acquisto – per gli investigatori – erano frutto di riciclaggio.

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Sequestri per nove milioni di euro – Nell’inchiesta della Dda di Napoli sulle procedure per l’acquisto della clinica Ruesch del capoluogo campano, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dal procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli, e dal sostituto Giovanni Conzo, hanno anche eseguito nei confronti dei sei indagati, un sequestro di beni per equivalente pari a oltre 9 milioni di euro. Tra i beni sequestrati ci sono ville e immobili (anche di valore storico) a Bologna, Pisa, Perugia e Roma, oltre a numerosi terreni nella provincia di Cosenza. Agli indagati vengono contestati i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro di illecita provenienza, intestazione fittizia di valori, falso in bilancio, formazione fittizia di capitale, tutti aggravati dalla trans nazionalità. Gli indagati – secondo gli inquirenti – avrebbero usato società con sede in Austria, Germania e Gran Bretagna, sui cui conti correnti sono stati accumulati capitali sottratti dal fallimento della San Pio S.a.s. società del settore alberghiero. Secondo l’ipotesi accusatoria, i capitali frutto della bancarotta fraudolenta, successivamente, sono stati trasferiti in Italia per tentare l’acquisto del capitale della nota clinica partenopea «Ruesch» attraverso due società immobiliari, la «Iniziativa 2003» e la «New Glen srl».

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