Il Papa ai mafiosi: per favore cambiate vita

Il Santo Padre ha incontrato i familiari delle vittime della mafia con Don Ciotti, il presidente della Fondazione Libera. «Convertitevi per non finire all'inferno».

Papa Francesco e Don Ciotti
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21 Marzo 2014 - 18.46


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“Pensavamo di incontrare un padre, abbiamo trovato un fratello, fratello Francesco”. Così don Luigi Ciotti, presidente della Fondazione Libera, ha iniziato il suo discorso dinanzi a papa Francesco durante la veglia con i familiari delle vittime di mafia, alla vigilia della 19esima “Giornata della memoria e dell’impegno” che si terrà a Latina.

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“Per favore cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!”. Con queste parole Papa Francesco si è rivolto “agli uomini e alle donne mafiosi nel suo discorso in occasione della veglia. “Convertitevi – ha proseguito il Pontefice, visibilmente commosso – per non finire all’inferno, è quello che vi aspetta se continuate su questa strada. Avete un papà e una mamma, pensate a loro. Il potere, il denaro che voi avere adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi è denaro insanguinato, è potere insanguinato e non potrete portarlo all’altra vita”.

“Il desiderio che sento è di condividere con voi una speranza: che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione in ogni parte del mondo e questo deve partire dalle coscienze e da lì risanare le relazioni, le scelte, il tessuto sociale così che la giustizia prenda il posto dell’iniquità”, ha aggiunto il pontefice.

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Sono un migliaio i familiari delle vittime, in rappresentanze delle 15mila persone che hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa, giunti a Roma per partecipare alle veglia col Pontefice. Sono stati letti oltre 900 nomi di semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle Forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti solo perché hanno compiuto il proprio dovere.

“Grazie. Grazie di averci accolto – ha proseguito don Ciotti-. È un momento che abbiamo atteso e desiderato tanto. Le persone che sono qui hanno storie e riferimenti diversi, ma sono accomunate dal bisogno di verità e di giustizia: un bisogno che per molti è ancora vivo. Sono solo una rappresentanza dei familiari delle vittime delle mafie che sono tanti, tanti, tanti di più”. “È un lungo elenco – ha aggiunto – e in questo elenco ci sono anche 80 bambini, come Domenico Gabriele, il piccolo Cocò e l’altro giorno, Domenico.

Ha poi detto: “Ci sono persone che si sono trovate casualmente in mezzo a un conflitto a fuoco, ci sono tanti giusti, persone dalla parte di chi aiuta a cercare la verità, persone libere e leali che non si sono lasciate piegare dalle difficoltà”.

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Il presidente della Fondazione Libera ha aggiunto: “C’è un bisogno di verità che scuote la vita di tante persone”. “Il 70% dei familiari delle vittime di mafia non consoce la verità”, ha denunciato il sacerdote, che ha citato vari casi di omicidi ancora non chiariti, compreso anche quello di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. “Abbiamo bisogno di verità, di tanta verità”, ha ribadito.

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