Teatro in carcere: la recidiva diminuisce tra chi vi partecipa

Esperienza in forte espansione in tutta Italia, nonostante manchino risorse adeguate. Già oltre cento gli istituti in cui si svolgono queste attività.

Teatro in carcere: la recidiva diminuisce tra chi vi partecipa
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17 Marzo 2014 - 11.43


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Sovraffollamento, alto turn over dei detenuti, scarse risorse sono i problemi con cui quotidianamente si confronta chi porta il teatro nelle carceri italiane. Ma nonostante le molte difficoltà, le esperienze si moltiplicano: complessivamente, secondo il Dap, sono oltre cento gli istituti in cui si svolgono queste attività.

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“Il teatro in carcere sta vivendo un momento di forte espansione in Italia anche grazie all’attenzione delle istituzioni, che malgrado non riescano a dare un sostegno adeguato in termini di risorse, riconoscono la validità del lavoro svolto” fa sapere Vito Minoia, presidente del coordinamento nazionale teatro in carcere, che riunisce 45 esperienze da 13 diverse regioni. “La presenza sempre maggiore di detenuti non italiani, con evidenti problemi di povertà e difficoltà comunicative, e di giovani che per piccoli reati riempiono le prigioni sono ulteriori sfide – aggiunge -. Oggi il carcere è un universo in cui convivono persone che parlano lingue diverse, che vengono da mondi diversi, che spesso sono e si sentono di passaggio”. Tutto questo inevitabilmente finisce con l’influenzare le attività teatrali: “Molte produzioni si sono aperte alle diversità culturali, che diventano spesso il tema dominante anche negli spettacoli che vengono creati”.

Per i detenuti i benefici delle attività teatrali sono concreti: “È ormai dimostrato che la recidiva scende tra chi ha partecipato a queste attività – evidenzia Minoia -, perché attraverso l’esplorazione di sé e una maggiore autostima la persona è portata a sviluppare una ricerca personale diversa rispetto al passato”. E aggiunge: “Il teatro aiuta soprattutto a riscoprire il proprio potenziale creativo e a ritrovare la fiducia in se stessi e nel rapporto con gli altri”. Inoltre, sempre più spesso le attività si aprono all’esterno, gettando un ponte tra chi è dentro e chi è fuori: “Molti istituti ormai aprono le proprie porte in occasione degli spettacoli e questo serve ad abbattere molte barriere”. E quando, finalmente, arriva la libertà sono in molti a voler proseguire l’esperienza teatrale: “C’è una grande richiesta di persone che si avvicinano al teatro e alla cultura e che chiedono di poter continuare una volta uscite – conferma il presidente del coordinamento -: si aprono così nuovi orizzonti di intervento e nuove strade per il reinserimento sociale”.

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Che il teatro in carcere sia una realtà ormai collaudata e da valorizzare lo conferma anche il recente protocollo d’intesa siglato dal Dap, dall’Istituto superiore studi penitenziari e dal coordinamento, mirato ad avviare “un percorso comune per realizzare uno stabile coordinamento delle diverse esperienze teatrali”. L’intesa prevede anche attività di formazione per gli operatori: “Si tratta di una novità assoluta. Incentreremo la formazione sulla valorizzazione della persona detenuta” conclude il presidente.

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