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La prima volta: 60.000 imprenditori in piazza

Sono arrivati a Roma per chiedere di essere pagati, di poter ricevere mutui, di dover pagare meno tasse sul lavoro, di non doversi più suicidare.

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Desk

18 Febbraio 2014


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video, foto e testo di Arianna Giannini

Volti tesi, segnati, occhi persi nell’immensa piazza, intrisi di rabbia e frustrazione. Fischietti, cartelloni, pettorine, bandiere sventolate in alto, verso il cielo, per gridare all’Italia intera la loro indignazione. Era questa l’atmosfera che si respirava alla manifestazione in piazza del Popolo a sostegno delle imprese nazionali. C’era gente di ogni età, impresari con alle spalle anni di esperienza e duro lavoro, giovani carichi di speranza verso il futuro, marito e moglie che si sostenevano a vicenda e anche parecchi anziani che, nonostante fossero già in pensione, non si volevano tirare indietro per difendere diritti che dovrebbero essere considerati inalienabili per il Paese, quali ad esempio il diritto al lavoro.

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Non si era mai verificato, prima d’oggi, un simile evento: sessantamila imprenditori hanno lasciato l’azienda, intraprendendo anche lunghi viaggi, chi dal Nord Italia, chi dal Sud, per manifestare contro le ingiustizie dello Stato che pesano come una ghigliottina, giorno dopo giorno, sulle loro teste e su quelle dei loro familiari. Tutte queste persone sono scese in piazza contro l’oppressione fiscale («Ci asfaltano di tasse»), la totale inaccessibilità al credito bancario, il ritardo pagamento «quando e se avviene» da parte delle istituzioni pubbliche verso le piccole-medie imprese, il patto di stabilità che ha bloccato i pagamenti e la cassa integrazione in deroga. «Non si ricorda una crisi del genere dal dopoguerra», confessa amareggiato un manifestante valdostano.

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Queste sessantamila persone erano più unite che mai ed hanno manifestato con il cuore colmo di speranza, nonostante tutto. Nelle grida che invadevano la piazza si celava la voglia di credere ancora nell’Italia, nel suo futuro: «Perché noi vogliamo cambiare il nostro Paese e non cambiare paese» incita Giorgio Merletti, presidente della Confartigianato Italia. Sono sessantamila persone che nonostante la pressione fiscale, giunta ad incredibili picchi del sessantasei percento, «mentre l’abusivismo resta impunito», ha deciso di continuare a credere nell’Italia, di investire in un territorio a cui nulla manca se non forse la fiducia del Governo stesso nelle imprese, spina dorsale di una buona fetta dell’economia.

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Ad infuocare gli animi sono stati di certo anche gli interventi duri ma realistici dei presidenti delle cinque associazioni aderenti a Rete Impresa Italia, a sostegno della manifestazione: Conafrtigianato, Cassartigiani, Confesercenti, Cna e Confcommercio. «Le imprese non sono una cassa continua dalla quale lo Stato può prelevare denaro quando ne ha bisogno – esordisce Marco Venturi, presidente della Confesercenti – pagare sì, ma il giusto. È lo Stato che la deve smettere con sprechi, sperperi e convenienza politica». E così l’immensa e simbolica piazza oggi si è trasformata nella piazza del Popolo degli imprenditori, stremati da una politica incapace di comprendere quanto siano fondamentali le imprese per la sopravvivenza stessa dell’Italia. E ancora: «Fare l’imprenditore è sempre stata una scelta coraggiosa – confessa Carlo Sinigalli, presidente Italia della Confcommercio – ma oggi lo è più che mai. La crisi sta lasciando profonde cicatrici sulla pelle di tutti voi e delle vostre aziende, e c’è gente che su questa crisi ci ha lasciato la vita. I politici devono capire che senza imprese non c’è futuro, ma noi non ci faremo rubare la speranza».

Nell’aria non si respirava rassegnazione, ma voglia di combattere, andare avanti e dimostrare che la categoria degli imprenditori non ha intenzione di mollare. Uniti, pacificamente, hanno dimostrato di tenere molto a questo Paese, in cui le aziende si passano di padre in figlio, di famiglia in famiglia, dove il capitale si reinveste in loco per cercare di mantenere viva l’economia nazionale. Uniti infine hanno lanciato un messaggio al neo premier Matteo Renzi: «Matteo, vieni a vedere!».

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