“Non ci servi più”. Questo è il testo del sms con il quale Alessandra Dalu, 38 anni di Olbia, è stata liquidata dal suo datore di lavoro, per il quale lavorava in nero. Un rapporto di lavoro durato circa tre anni con una ditta edile dove la donna faceva le pulizie ogni settimana. Il motivo del licenziamento? Il 19 novembre scorso Alessandra non si era presentata sul posto di lavoro perché stava salvando la sorella che a causa dell’alluvione che ha piegato la Sardegna aveva perso tutto.
Alessandra Dalu ha raccontato l’ingiustizia subita all’emittente regionale Cinque Stelle Sardegna. La donna è madre di una bambina e sposata con un un operaio disoccupato. Secondo il suo racconto, martedì scorso, con un messaggio, aveva avvisato il datore di lavoro che non sarebbe potuta andare al lavoro per soccorrere la sorella. È andata a spalare fango da una casa popolare, in via Campidano.
Sarebbe dovuta tornare a lavoro l’indomani, ma il suo datore di lavoro ha pensato bene di comunicarlele che i suoi servizi non erano più necessari. Per questo la donna, molto amareggiata, ha deciso di denunciare l’episodio. Da due anni lavorava quattro ore al giorno, percependo uno stipendio di circa 550 euro al mese, versati in nero.
La ditta in questione però smentisce tutto. Salvatore Bassu e Rossella Tedde, rispettivamente titolare dell’impresa di costruzioni e la moglie, forniscono una loro versione dei fatti. “Non è vero niente”, dicono. “Qui sta diventando una cosa mediatica. Il messaggio che noi abbiamo ricevuto è stato: “Ciao XXXX guarda che rientro lunedì“. La nostra risposta è stata tipo: “Ciao non c’è bisogno”. Semplicemente perché eravamo in prima persona impegnati negli aiuti post alluvione, anche con i nostri mezzi. Abbiamo ricevuto tanta solidarietà per questa vicenda sia da parte di conoscenti e non. Non riusciamo a capire. Probabilmente per un fraintedimento suo la situazione le è sfuggita di mano”.
“Noi siamo da 25 anni che lavoriamo ad Olbia. In modo sempre onesto. Non abbiamo mai avuto un collaboratore che non fosse regolarizzato, idem a casa. È tutto dimostrabile, stiamo producendo fascicoli per le autorità competenti, così come i tabulati che dovrebbero riportare queste fantomatiche telefonate minatorie che in realtà non sono mai esistite. Il messaggio che ha ricevuto probabilmente è stato frainteso e pompato”, hanno precisato.
