#25nov: la violenza sulle donne nella normalità quotidiana

Una serie di iniziative di straordinaria ricchezza caratterizza questo 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne. [Luisa Sassu]

#25nov: la violenza sulle donne nella normalità quotidiana
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25 Novembre 2013 - 10.58


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di Luisa Sassu

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Una serie di iniziative di straordinaria ricchezza caratterizza questo 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne.

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In alcuni casi si tratta di iniziative che richiamano la metafora del percorso: si pensi a “La rosa bianca” , che ha preso avvio da una rassegna cinematografica per poi giungere, con la mediazione di dibattiti e mostre, ad una pregiatissima rassegna teatrale; al progetto “uccidi anche me”, pazientemente costruito in un anno di immagini e parole; oppure alla settimana di iniziative e incontri intitolata “Cagliari cammina contro la violenza”.
L’immagine del percorso è particolarmente efficace, poiché da un lato rivela la fatica del mettersi in cammino, ma dall’altro esprime l’ambizione e la determinazione di raggiungere un traguardo, avendone ben presente l’importanza.
E il traguardo più immediato è sicuramente quello di uscire dal silenzio, sia svelando la gravità del fenomeno della violenza, sia offrendo un chiaro segnale di solidarietà e condivisione a quelle donne che, subendo la violenza, si rinchiudono nella solitudine. Perché la solitudine è uno degli effetti più insidiosi della violenza.

Ma ciò che rende più apprezzabile l’impegno del percorso è il fatto che in molti casi si è deciso di camminare insieme: compagne di viaggio, sorelle (SORRES, è il titolo di un calendario prodotto dalla rete delle donne di Sassari per finanziare una casa di accoglienza per le donne maltrattate), prodighe di idee creative , di riflessioni concrete, di proposte messe a disposizione del Progetto Comune.
Non era scontato, davvero non lo era. E invece ciascun progetto coinvolge donne e uomini di varie appartenenze, che svolgono diversi ruoli ed esprimono diverse competenze professionali o artistiche.
La virtuosità di questa rete è uno dei risultati più tangibili della trasversalità che aveva contraddistinto le manifestazioni “se non ora quando” del 13 febbraio 2011, proseguite in varie forme (pur fra tante difficoltà e contraddizioni) col preciso intento di non disperdere quel patrimonio di indignazione che ha riportato i temi femminili al centro del dibattito politico e culturale.

Fra questi temi, tuttavia, il tema della violenza richiede uno sforzo argomentativo e propositivo in più, e ciò non soltanto per l’oggettiva gravità del fenomeno, ma anche per la necessità ormai improcrastinabile di apprestare ed esigere un efficace sistema di prevenzione. Infatti, all’accresciuta consapevolezza del fenomeno (cui fa seguito una accresciuta riprovazione sociale) non corrisponde un’effettiva riduzione dei casi di violenza e di femminicidio. I fatti di cronaca somigliano, anzi, ad un bollettino di guerra che non dà tregua.
Come sempre accade, la natura emergenziale del fenomeno, che determina un approccio securitario (spesso collegato ad una eccessiva fiducia nella legislazione penale) può condurci a sottovalutare la “normalità quotidiana” nella quale maturano i casi di violenza. C’è una evidente asimmetria fra il rilievo sociale della violenza, da un lato, e, dall’altro, la sfera privata ( familiare e personale) in cui la violenza esprime i suoi devastanti effetti. E talvolta questa asimmetria diventa incoerenza, nelle analisi e nelle proposte.
Credo perciò che si debba verificare cosa c’è di strutturale nelle dinamiche familiari e di coppia che portano alla violenza e al femminicidio, prestando attenzione a ciò che sopravvive (mostrando il suo volto più aggressivo) di quel modello patriarcale e proprietario che segnava la subordinazione della donna nel rapporto con l’uomo. E prestando attenzione alla Persona, sia donna che uomo, coinvolta in una vicenda insopportabile, quale è la violenza. L’analisi della relazione fra donna e uomo e del modello patriarcale di in cui si svolge, ha cessato da tempo di costituire un paradigma interpretativo (se non in ambienti molto ristretti) e, forse, questo paradigma non si è adeguatamente misurato coi profondi mutamenti delle vite familiari e di coppia.

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E se approfondite e pregiate analisi di questo tipo sono pur state condotte, tarda ad affermarsi la l’idea che da queste analisi possano trarsi strumenti e politiche efficaci di contrasto alla violenza e al femminicidio.
Perciò è arrivato il momento di sollecitare interventi capaci di far fronte all’emergenza, alla cura pronta e immediata delle donne violate e alla giusta risposta penale nei confronti degli autori . Ma nel contempo è importante agire sulle cause della violenza, varcando con coraggio la soglia delle vite ordinarie e apparentemente normali in cui molte donne vengono picchiate e uccise.
C’è tanto da fare, c’è da mettere a frutto questa accresciuta sensibilità nei confronti del tema della violenza. Ma, tornando alla metafora del percorso, sento che siamo sulla buona strada: abbiamo abbattuto l’indifferenza, e lo abbiamo fatto insieme.

Trasformiamo questa consapevolezza in energia, in una istanza politica prioritaria. E andiamo avanti senza mai perderci di vista.


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