Vento di neo-neorealismo che affida al montaggio e alla regia quello che parole svuotate non riescono a colmare, trasmettere, innestare. Fame di verità e di consolazione militante non troppo retorica.
Il docufilm maturato su strada, in anni di lavoro vissuto sotto pelle. James Gray e compagnia hanno scelto di seguire la linea inaugurata da Venezia 2013, premiando l’onestissimo ma non geniale lungometraggio di Alberto Fasulo (già Premio Solinas), l’ottimamente interpretato Tir. Opera non eclatante ma certo tenace e conclusiva nella sua sospensione simbolica e nel limpido messaggio visivo.
Premi spartiti tra le autorialità più “distribuibili” ma senza le provocazioni dello scorso anno. Forse rispondendo alla già provocatoria selezione del festival in sé, sempre più melting pot e indeciso tra festa filo-occidentale e banalizzazioni esterofile tout court.
Consolatorio ma sempre rilevante nonché smerciabile il premio alla migliore attrice, alla sexy modulata voce della Scarlett Johansonn/OS1 del meraviglioso Her (Spike Jonze prevedibilmente ignorato, ma vincitore morale altrettanto prevedibile). Miglior attore lo scavato, dimesso, combattente Mattew McConaughey del civile e rigoroso Dallas Buyers Club (applauditissimo empatico film Premio del Pubblico Bnl, e Premio Farfalla Agiscuola).
Celebrato dal premio per attori emergenti tutto il cast dell’iraniano didascalico Gass (Acrid), mentre va al contestato speculativo turco I Am not him (Tayfun Pirselimoglu) il premio alla miglior sceneggiatura. Menzione speciale al cinese Blue sky bones.
Da ricordare nella torma degli oltre 160 titoli visti, svisti, non più vedibili, il Miglior film sezione CinemaXXI, Nepal Forever di Aliona Polunina. Premio Prospettive Italia Doc al miglior documentario Dal profondo, di Valentina Pedicini, sui minatori, uomini e donne, “lunga notte senza fine” e senza tempo che sia agganciato ad uno spazio confortevole e vivibile e dignitosamente umano.
Carlo Freccero e i sodali della Giuria per la migliore Opera Prima/Seconda privilegiano l’americano monocromatico e statico, ma vibrante di attorialità irrisolta, Out of the furnace, di Scott Cooper.
Tra i collaterali da ricordare il Premio al miglior montaggio di Johannes Hiroshi Nakajiama per Tir (una sfida per riflettere, visto l’accatastamento di piani sequenza del film). Miglior Trucco a La luna su Torino. Premio Maurizio Poggi per il Miglior Documentario al denso The Stone River di Giovanni Donfrancesco.
