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Milano, Kabobo tenta di strangolare il compagno di cella

Il ghanese, che lo scorso 11 maggio ha ucciso a colpi di piccone tre passanti a Milano, ha avuto un nuovo raptus: sentiva delle voci che gli chiedevano di uccidere ancora.

Milano, Kabobo tenta di strangolare il compagno di cella

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14 Novembre 2013 - 09.01


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Adam Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio ha ucciso a colpi di piccone tre passanti a Milano, ha messo le mani al collo del suo compagno di cella tentando di strangolarlo. È successo alcuni giorni fa nel carcere milanese di San Vittore. Da quanto si è saputo, Kabobo, così come per gli omicidi, ha detto di aver sentito delle voci, anche “di Dio”, che gli chiedevano di uccidere il detenuto. L’intervento della polizia penitenziaria, però, è stato immediato e il detenuto non ha riportato ferite gravi.

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L’aggressione da parte di Kabobo al detenuto che da alcune settimane condivideva la cella con lui è avvenuta la settimana scorsa, ma se ne è avuta notizia solo oggi. “Noi non siamo stati informati da alcuno di quanto è accaduto”, ha spiegato l’avvocato Benedetto Ciccarone, che difende il ghanese assieme al legale Francesca Colasuonno.

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Il difensore ha chiarito che è andato a trovare in carcere Kabobo alcuni giorni fa e che gli aveva raccontato che stava condividendo la cella con un altro detenuto. Per l’avvocato Ciccarone “è una cosa molto strana e grave” che un detenuto come Kabobo, “con seri problemi psichiatrici e che sta seguendo delle terapie, venga messo nella stessa cella con un’altra persona”.

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Dopo l’aggressione, da quanto si è saputo, il ghanese è stato trasferito in isolamento, sorvegliato a vista, e continua a seguire le terapie psichiatriche. Una perizia psichiatrica, disposta dal gup di Milano Andrea Ghinetti, aveva stabilito nelle scorse settimane che Kabobo al momento del triplice omicidio aveva una “capacità di intendere” che era “grandemente scemata ma non totalmente assente”.

In più la sua “capacità di volere” era “sufficientemente conservata”. Da qui la richiesta di giudizio immediato del pm di Milano Isidoro Palma, accolta dal giudice che ha fissato il processo per il prossimo 28 gennaio davanti alla Corte d’Assise. La difesa, però, presenterà istanza di rito abbreviato e quindi toccherà a un gup decidere.

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“Queste voci mi dicevano – aveva tentato di spiegare Kabobo ai periti durante i colloqui in carcere nei mesi scorsi – che la popolazione africana, la parte del nord anche loro stavano uccidendo le persone a picconi quindi mi sono sentito anch’io di fare la stessa cosa”. E poi: “Le voci mi dicono che io sono il creatore del mondo… che… venendo qui in Italia avrei sofferto di più e avrei capito che io sono veramente il creatore del mondo”.

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