“Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa!”, ha detto Papa Francesco rivolgendosi ai malati e ai disabili durante l’incontro con l’Unitalsi nell’Aula Paolo VI. “Non consideratevi solo oggetto di solidarietà e di carità – ha detto il Pontefice -, ma sentitevi inseriti a pieno titolo nella vita e nella missione della Chiesa. Voi avete un vostro posto, un ruolo specifico nella parrocchia e in ogni ambito ecclesiale”.
“La vostra presenza, silenziosa ma più eloquente di tante parole – ha proseguito -, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana”.
“L’Unitalsi è chiamata ad essere segno profetico e andare contro la logica mondana, la logica dello ‘scarto’, aiutando i sofferenti ad essere protagonisti nella società, nella Chiesa e anche nella stessa associazione”, ha aggiunto
“Il contesto culturale e sociale di oggi – ha detto – è piuttosto incline a nascondere la fragilità fisica, a ritenerla soltanto come un problema, che richiede rassegnazione e pietismo o alle volte scarto delle persone”. “Per favorire il reale inserimento dei malati nella comunità cristiana e suscitare in loro un forte senso di appartenenza – ha proseguito il Pontefice -, è necessaria una pastorale inclusiva nelle parrocchie e nelle associazioni”.
“Si tratta di valorizzare realmente la presenza e la testimonianza delle persone fragili e sofferenti – ha aggiunto -, non solo come destinatari dell’opera evangelizzatrice, ma come soggetti attivi di questa stessa azione apostolica”. i poveri e i malati sono una ricchezza per la Chiesa
E poi ha sottilineato: “I poveri, anche i poveri di salute, sono una ricchezza per la Chiesa”. “E voi dell’Unitalsi – ha aggiunto -, insieme a tante altre realtà ecclesiali, avete ricevuto il dono e l’impegno di raccogliere questa ricchezza, per aiutare a valorizzarla, non solo per la Chiesa stessa ma per tutta la società”.
