“Secondo la tradizione ebraica, perdonare è possibile ma solo a due condizioni: che a perdonare sia colui che ha subito il torto, e questo non è più possibile”, perché le vittime di Erich Priebke non sono più in vita, “e che chi ha commesso il torto mostri ravvedimento. E non è questo il caso”. Lo ha spiegato Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio, Enrico Letta, a Palazzo Chigi.
La salma se ne torni a Berlino – “I funerali a Roma sono impensabili proprio perché luogo della strage. È come chiedere ai cittadini di Marzabotto il consenso a seppellire li’ l’autore dell’eccidio”, ha detto. “Non è giusto nemmeno che – ha aggiunto – sia seppellito in Italia perché è nazione nata sulle ceneri del fascismo. Che se ne torni in Germania e nel suo luogo di nascita, ovvero Berlino”.
Pacifici ha poi lanciato un appello: “L’Italia diventi il quindicesimo Paese dove introdurre il reato di cybercrime, attraverso il quale si diffonde l’odio nei confronti degli altri, l’antisemitismo, si fa apologia del nazismo e del fascismo e che venga adottato contestualmente il reato di negazionismo”.
Crematelo e disperdete le ceneri – “Qualora non si trovasse soluzione che venga cremato e le sue ceneri disperse come lo furono quelle dei nostri nonni. Sarebbe cremato da morto e non come il milione di bambini usciti dai forni di cui Priebke all’epoca non ebbe pietà”, ha detto ancora Pacifici.
