“Onore a Priebke”: è questa la terribile scritta con vernice nera comparsa in via Cardinal Parocchi a circa 200 metri dall’abitazione romana dell’ex ufficiale delle Ss, morto ieri all’età di 100 anni.
Vicino alla scritta è stata anche disegnata una svastica. L’ingresso dell’appartamento è ancora sorvegliato ma nessuno ha notato nulla.
I residenti della zona sono esasperati dicono: “Ancora non troviamo pace. Siamo stanchi anche di vedere imbrattati i nostri muri con queste schifezze”. La Capitale si sente offesa e deturpata. A prova di questo le parole del sindaco capitolino Ignazio Marino, il quale ha detto “che Roma è una città antinazifascista”, e ha fatto sapere che in accordo con Prefettura e Questura “vieterà qualsiasi forma di celebrazione in forma solenne” dei funerali di Priebke.
La cattura e la condanna – Nel 1994 l’aguzzino nazista viene rintracciato da una televisione americana e poi arrestato dalla polizia argentina a Bariloche, in Argentina.
L’Italia ne chiede l’estradizione, che avviene l’anno successivo. A maggio del ’96 inizia il processo militare e nel ’97 arriva la sentenza di primo grado: Priebke viene condannato a 15 anni (10 dei quali condonati).
Nel ’98 la Corte Militare d’Appello lo condanna all’ergastolo. Dal ’99 Il tribunale militare di sorveglianza concede a Priebke la detenzione domiciliare per motivi di salute.
