Domani la scuola torna in piazza

Manifestazioni in tutta Italia per chiedere che la scuola torni al centro delle politiche del Paese, con riforme vere e investimenti sostanziosi. Decine di cortei nelle città.

Domani la scuola torna in piazza
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10 Ottobre 2013 - 12.40


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Con l’autunno tornano le mobilitazioni studentesche. Venerdì 11 ottobre manifestazioni in tutta Italia per chiedere che la scuola torni al centro delle politiche del Paese, con riforme vere e investimenti sostanziosi. In programma decine di cortei nelle principali città con partenza intorno alle ore 9 (Roma, piazza della Repubblica; Milano largo Cairoli; Bologna, piazza San Francesco; Napoli, piazza Garibaldi; Torino, piazza Arbarello; Venezia, stazione Santa Lucia).

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“Si scrive scuola, si legge futuro”, questo lo slogan scelto dagli organizzatori che avanzano una serie di precise richieste al governo: legge nazionale per il diritto allo studio; maggiore partecipazione alla vita delle scuole; riforma strutturale dei cicli; didattica innovativa e riforma del sistema di valutazione; innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni; stop ai diplomifici nelle scuole paritarie. Hashtag su twitter: #11Ottobre #perchémanifesto #scriviscuolaleggifuturo.

“La fortissima crisi che da anni attraversa il Paese – afferma la Rete degli studenti medi sul suo sito web – non dà cenni di miglioramento: il distacco dell’Italia reale dal mondo della politica è ampissimo e lo scoraggiamento nelle Istituzioni continua a caratterizzare il Paese, in particolar modo tra i giovani. In una situazione di così forte tensione economica, istituzionale e sociale, la risposta della politica è assolutamente insufficiente: quello che pretendiamo noi giovani e noi studenti è tornare a essere protagonisti del dibattito pubblico e delle politiche di rilancio”.

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Ai giovani, dunque, non bastano le manovre messe in campo nell’ultimo anno, “assolutamente non incisive sulle problematiche reali che dobbiamo affrontare nella nostra vita. Non hanno dato risposta a chi sta cercando lavoro, al 40 per cento di giovani disoccupati, a chi è ricattato dal precariato, a chi non riesce a frequentare l’università o a chi non ha modo di poter completare il proprio percorso di studi nemmeno alle scuole superiori”.

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