È iniziata con l’incontro con i bambini e i ragazzi disabili e ammalati ospiti dell’Istituto Serafico la visita di papa Francesco ad Assisi. Il Papa ha salutato i bambini, soffermandosi accanto a ciascuno di loro, accarezzandoli, baciandoli e dicendo loro parole di conforto.
“La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello scarto, che è opposta alla cultura dell’accoglienza”. “E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili – ha aggiunto il Pontefice -. In questa Casa invece vedo in azione la cultura dell’accoglienza”.
Nel nome di Francesco che si spogliò per Cristo – “La mia visita è soprattutto un pellegrinaggio di amore, per pregare sulla tomba di un uomo che si è spogliato di se stesso e si è rivestito di Cristo e, sull’esempio di Cristo, ha amato tutti, specialmente i piu’ poveri e abbandonati, ha amato con stupore e semplicità la creazione di Dio”.
Nel discorso scritto e non pronunciato ma consegnato al vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, Papa Francesco ha spiegato così la sua decisione di compiere un pellegrinaggio nella città del Santo di cui porta il nome. “Arrivando qui ad Assisi, alle porte della città, si trova questo Istituto, che si chiama proprio Serafico, un soprannome di san Francesco. Lo fondò un grande francescano, il Beato Ludovico da Casoria. Ed è giusto partire da qui”.
I poveri sono spogliati da mondo selvaggio che li ignora – “Tanti di voi siete stati spogliati da questo mondo selvaggio che non dà lavoro, non aiuta, al quale non importa se ci sono bambini che muoiono di fame, se tante famiglie non hanno la dignità di portare il pane a casa”. Papa Francesco ha pronunciato questo duro atto di accusa parlando ai poveri che sono assistiti dalla Caritas di Assisi, radunati nella Sala della Spogliazione.
Mondanità è un pericolo gravissimo che incombe su Chiesa – “La Chiesa deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo che minaccia ogni persona che ne fa parte, cioè tutti: il pericolo della mondanità”. Papa Francesco si è rivolto con queste parole ai poveri radunati nella Sala della Spogliazione del vescovado di Assisi. “Un cristiano – ha scandito – non può convivere con lo spirito del mondo che porta la vanità, la prepotenza, l’orgoglio”. “Questo spirito – ha spiegato Francesco – è un idolo, non è Dio, e l’idolatria è il peccato più forte”.
Oggi è un giorno di pianto – “Tanta gente deve fuggire dalla schiavitù e dalla fame, fuggire cercando la libertà, e con quanto dolore vediamo che tante volte trova la morte come è successo ieri a Lampedusa. Oggi è un giorno di pianto”, ha detto Francesco. “Queste cose le fa lo spirito del mondo”.
Senza la croce si diventa cristiani di pasticceria – “Possiamo fare un cristianesimo più umano senza croce e Gesù ma diventeremo cristiani di pasticceria con belle torte ma non cristiani veri”, ha aggiunto. “La Chiesa siamo tutti noi e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù che ha fatto una strada di spoliazione, è diventato servo, servitore e ha voluto essere umiliato in una croce. Se noi vogliamo essere cristiani non c’è un’altra strada”.
Mettere svantaggiati al centro dell’attenzione politica – “Mettere al centro dell’attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate”, ha chiesto Francesco. “A volte – ha scritto il Pontefice nel testo – le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro. Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’amore concreto, dico a tutti: moltiplichiamo le opere della cultura dell’accoglienza, opere anzitutto animate da un profondo amore cristiano”.
Sindaco di Assisi, dopo Lampedusa Francesco ci ridarà dignità – “Stamattina e soprattutto stanotte nel vedere le immagini del dolore di Lampedusa e soprattutto le immagini di una dignità persa, mi sono molto interrogato cosa io potessi fare, cosa noi istituzioni potessimo fare per risarcire quelle identità e quella umanità e quella dignità”. È il sindaco di Assisi Claudio Ricci, in uno dei passaggi del saluto a Papa Francesco a fare riferimento alla tragedia di Lampedusa e, pur nella consapevolezza del dolore, ad aprirsi alla speranza che una visita attesa da mesi lascerà nella città della Pace.
Il Pontefice che ha saputo stupire solo indossando con semplicità la croce di ferro e che sta portando avanti, ha detto Ricci, “una chiesa di carità e generosità, una chiesa condivisa; saprà abbracciarci con le sue parole, come un padre che cerca di dare a noi figli la strada del bene”. “È un giorno che rimarrà nella memoria di tante persone che la accoglieranno – ha aggiunto Ricci – Grazie ai gesti che sta compiendo molti capiranno meglio la meta della propria vita. Siamo certi che i suoi insegnamenti nelle strade del francescanesimo ricolmeranno di vita la vita e di speranza la speranza e, anzi, la speranza sara’ ricolmata dalla speranza, costruita con i gesti della semplicità”.
