Imu e Chiesa, la soluzione Bergoglio: i conventi ai rifugiati

Francesco visita il Centro Astalli di Roma gestito dai gesuiti dove vengono accolti immigrati. Parla di giustizia e lancia una proposta choc alla sua Chiesa. [Francesco Peloso]

Imu e Chiesa, la soluzione Bergoglio: i conventi ai rifugiati
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11 Settembre 2013 - 19.15


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Di Francesco Peloso

Altro che Imu da far pagare alle strutture religiose utilizzate per fini commerciali, Papa Francesco ha lanciato un’idea che risolve il problema alla radice: gli istituti religiosi, i conventi, si aprano all’accoglienza dei rifugiati. Bergoglio ne ha parlato nel corso della visita al centro Astalli di Roma, sezione italiana del ‘Jesuit refugee service’, l’organizzazione internazionale della Compagnia di Gesù che si occupa di quanto sono in fuga da guerre, persecuzioni, catastrofi naturali.

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Padre Giovanni Lamanna alla guida del centro da diversi anni, ha raccontato come il Papa, già nello scorso aprile, lo avesse contattato – per telefono neanche a dirlo – manifestandogli la volontà di organizzare la visita. Un altro gesuita, padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha spiegato invece che l’incontro del Pontefice con i rifugiati, avvenuto ieri pomeriggio, va “letto in continuità con la visita a Lampedusa” dove già il Papa aveva parlato a lungo dell’immigrazione e dei diritti di chi sbarca sulle coste d’Italia e d’Europa.

Francesco, fra le molte cose dette, ha anche rivolto un invito forse un po’ urticante alla sua stessa Chiesa; ha esortato le congregazioni e gli ordini religiosi a una coerenza reale e concreta con il Vangelo, a una partecipazione diretta all’impegno verso gli ultimi.

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“Il Signore – ha detto il Papa – chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti”. Poi ha aggiunto: “ carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati”. Dunque, ha proseguito Francesco, “il Signore chiama a vivere con generosità e coraggio l’accoglienza nei conventi vuoti”. Le parole del Papa non avevano un contenuto retorico ma programmatico e profetico per tutta la Chiesa; è necessario, ha infatti affermato ancora Bergoglio, “superare la tentazione della mondanità spirituale per essere vicini alle persone semplici e soprattutto agli ultimi. Abbiamo bisogno di comunità solidali che vivano l’amore in modo concreto”. Parole che avranno più di una eco in una Chiesa spesso, e anche di recente, attraversata da scandali legati a speculazioni economiche messe in atto da singole congregazioni.

Si pensi, per esempio, ai padri concezionisti coinvolti nel gravissimo buco di bilancio degli ospedali dell’Idi, l’Istituto dermopatico dell’Immacolata, o al ‘tesoro’ accumulato dal fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel, scomparso da qualche anno, figura oscura di capo religioso in grado di accumulare potere, denari e crimini. Entrambe le congregazioni sono state commissariate dal Vaticano. Ma oltre casi come questi, in Italia, c’è stata la nota e lunga ‘querelle’ sull’Imu che la Chiesa doveva pagare qualora strutture di enti e organizzazioni ecclesiastiche avessero svolto attività non sociali ma commerciali compresa quella di recettività più o meno turistica. Francesco ha indicato però una strada di rinuncia al guadagno e di impegno in favore della solidarietà “con criterio e responsabilità ma anche con coraggio”.

Bergoglio è poi tornato con forza sul tema immigrazione: ha spiegato che l’integrazione per chi arriva qui è un diritto, quindi, conversando con un rifugiato siriano, ha affermato che anche la richiesta di lavorare e partecipare alla vita della società di accoglienza è un diritto da tutelare. Non solo: Francesco ha sottolineato come la carità da sola non risolva il problema: “non basta dare un panino se non è accompagnato dalla possibilità di imparare a camminare con le proprie gambe”. La carità – ha detto il Papa – che lascia il povero così com’è non è sufficiente”, serve la giustizia, la “misericordia vera chiede che il povero trovi la strada per non essere più tale”. E ha aggiunto: “chiede – e lo chiede a noi Chiesa, a noi città di Roma, alle istituzioni –che nessuno debba più avere bisogno di una mensa, di un alloggio di fortuna, di un servizio di assistenza legale per vedere riconosciuto il proprio diritto a vivere e a lavorare, a essere pienamente persona”.

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