Lampedusa, l'isola della gente buona

Un dialogo con Giovanni, che accompagna i turisti in barca e che testimone del dramma dell'immigrazione. [Onofrio Dispenza]

Lampedusa, l'isola della gente buona
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24 Luglio 2013 - 18.36


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di Onofrio Dispenza

A Lampedusa la notte è una palla tonda e bianca nel cielo e sul mare di un blu che stenta a diventare nero. Sul soffitto, le stanze dell’albergo hanno le pale che fanno meno calde le notti. Nella palazzine dei migranti non è così. Le notte sono calde, quasi come il giorno.

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La notte chiara ti invita a guardare l’orizzonte, ad aspettare che spunti la sagoma di una barca. Chissà quante ce ne saranno, ti chiedi. Giovanni ha finito la sua giornata di lavoro, e beve una birra. Lui accompagna i turisti in barca. Qualche volta si tuffa anche con loro. Ora di rado. Sui fondali dell’isola ha recuperato di tutto.

Foto di donne, di bambini, di anziani in posa. Anche soldi, dollari. Li ha presi, ma non ha saputo spenderli. Li tiene come fossero foto di famiglia, appartenevano a chi ha sudato per metterli assieme, cucirseli addosso, nasconderli perché non li vedessero. Chi li ha imbarcati  avrebbe preteso anche quelli.

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La notte di Lampedusa è chiara, epifania del giorno. Il mare è una tavola, non si muove. ti inganna, ti invita a camminarci sopra, come se davvero fosse possibile farlo. Questa é una di quelle notti che  sull’altra sponda del Mediterraneo è notte di imbarchi.

Alle spalle, giorni di deserto, poi le prigioni dell’attesa, quindi, improvviso, il comando di salire sulla barca, dopo aver pagato. Preghi il tuo Dio e sali sulla barca. Uomini, donne e bambini. Li guardi, li conti, forse quando sarai arrivato qualcuno mancherà. Lo racconterai a chi ti ha salvato.

Ti salvano uomini in divisa, che per fare questo mestiere hanno imparato qualche parola nella tua lingua:acqua, una coperta, perché tremi seppure è estate. Poi, la spiegazione di dove sei arrivato, di quel che dovrai fare. In fila, al centro, troppo stretto per accogliere tutti.

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Lampedusa è approdo e scoglio di passaggio. La gente è buona, sopporta il peso di un naufragio senza fine. Giovanni chiede un’altra birra. Non solo foto e dollari, mi dice, anche  quel che resta di uomini disperati. Per questo ormai preferisce non tuffarsi coi turisti. Preferisce osservare le barche rientrare al tramonto. in silenzio.

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