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Stritolato dalla crisi non pagava l'Iva: assolto

Imprenditore teramano non aveva versato 80mila euro di Iva perchè non riusciva ad incassare i suoi crediti. Il giudice ha compreso le sue ragioni. Sentenza che segna un periodo.<br><br>

Stritolato dalla crisi non pagava l'Iva: assolto

Desk2

11 Luglio 2013 - 14.58


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Una sentenza storica per le migliaia di imprenditori che, come l’imputato del processo di Atri, si trovano ad affrontare una crisi mai vista, generata dalla mancanza di liquidità ed esasperata dai crediti che si sommano e dagli inevitabili debiti che ne derivano.

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Sono sempre più numerose le aziende in crisi per i crediti che non riescono ad incassare e che potranno giovare di questa sentenza che cambierà la giurisprudenza italiana.

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La crisi ridisegna confini giuridici e può non rendere penalmente perseguibile l’imprenditore che omette di versare l’Iva perchè non ha più soldi, perchè chi doveva pagarlo non lo ha fatto.

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La sentenza emessa dal giudice di Atri Carla Fazzini che ha assolto perchè il fatto non sussiste O.F., industriale teramano titolare di una carpenteria metallica poi fallita, finito a processo con l’accusa di non aver pagato 81.240 mila euro di imposta sul valore aggiunto in violazione dell’articolo 10 ter della legge sui reati tributari (decreto legislativo 74 del 2000).

Il magistrato ha riconosciuto che dietro il mancato versamento dell’Iva non c’era il dolo, ovvero la volontà di tenersi i soldi in tasca o nelle casse dell’azienda, ma l’impossibilità di farlo. È mancato quello che, per il codice, è l’elemento psicologico del reato. Il Giudice, come sostiene l’avvocato Nicola De Majo, difensore dell’uomo «è andato ben oltre il solo asettico aspetto processuale. Infatti ha capito chiaramente che l’imprenditore stritolato dalla crisi che non riesce più a pagare le tasse, non può e non deve essere più considerato un delinquente evasore, ma una vera e propria vittima dell’attuale sistema economico italiano».

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«L’uomo ha cercato in tutti i modi di andare avanti, di pagare le tasse», ha detto l’avvocato nella sua arringa, «ha cercato di fronteggiare la situazione di insolvenza mantenendo una condotta conforme alla legge». Ma la crisi lo ha spazzato via in una perversa spirale che in Italia, secondo gli esperti del settore, si traduce in elevata pressione fiscale uguale elevata evasione. Lui ha pagato le tasse fin quando ha potuto. Poi si è arreso ed ha dovuto dichiarare fallimento.

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