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Hack: il bosone di Higgs lo chiamo Dio

Ripubblichiamo un'intervista che un anno fa Margherita Hack, scomparsa oggi a 91 anni, rilasciò a Federico Tulli sulla scoperta della paticella di Dio.

Hack: il bosone di Higgs lo chiamo Dio

Desk2

29 Giugno 2013 - 17.47


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di Federico Tulli

«Il bosone di Higgs esiste, finalmente sembra proprio che l’abbiano trovato». Margherita Hack commentò così la notizia che ha fatto il giro del mondo a partire dal Cern di Ginevra: la madre di tutte le particelle ipotizzata nel 1964 con la teoria del modello standard è stata “riprodotta” dal superacceleratore Large hedron collider. «Questa è la conferma della teoria di Peter Higgs» osservò l’astrofisica.

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Professoressa Hack, lei è d’accordo con chi lo chiama la particella di dio?
Io lo chiamo addirittura dio [ride, ndr]. Poiché è la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle e siccome queste sono quelle da cui poi deriva tutto – le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani – questa particella è veramente dio: è la particella-dio.

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Ci spieghi meglio di cosa si tratta.
Una teoria che spiega molto bene i fenomeni che si osservano e gli esperimenti che si fanno con le particelle e che ipotizza la necessità che esista una particella molto più pesante del protone (appunto il bosone di Higgs) in grado di spiegare come tutte le altre particelle vengono create, cioè si formano e prendono massa. Questo bosone sembrava fantomatico. Ci sono stati molti anni di ricerca senza riuscire a scovarlo. Ora sembra certo che esista e quindi la teoria sarebbe confermata.

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Per avere la conferma della teoria di Higgs ci sono voluti circa 50 anni. Questo è un grande risultato per la fisica delle particelle che avrà ricadute anche nel campo dell’astrofisica hanno viaggiato quasi a braccetto. Quale sarà la prossima scoperta?

Intanto c’è il problema di sapere cosa è la materia oscura e cosa è l’energia oscura. Probabilmente anche il bosone di Higgs gioca un ruolo in questi due elementi. Poi bisogna cercare di capire perché l’universo è fatto di materia e non di antimateria. Oggi l’astrofisica riesce a vedere direttamente come era fatto l’universo 400mila anni dopo l’inizio dell’espansione. Dalle temperature e dalla densità della materia in quel momento, come i fisici, anche noi possiamo risalire ai valori di temperatura e densità della materia a frazioni infinitesimali di secondo dopo il Big bang. Ora la fisica particellare ha verificato l’esistenza di una particella che ne genera altre elementari che conosciamo solo in parte. Un passaggio chiave per distinguere gli ingredienti della zuppa di materia presente un attimo prima dell’espansione dell’universo.

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