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L'avvocato di Silvio: a Kabobo avrei sparato con la Luger

Longo confessa come avrebbe reagito davanti al picconatore ghanese. Poi sul caso Ruby dichiara: difficile l'assoluzione di Silvio.

L'avvocato di Silvio: a Kabobo avrei sparato con la Luger

Desk3

16 Maggio 2013 - 18.31


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L’avvocato di Berlusconi alla “Zanzara” su Radio24, ha confidato di riuscire a conciliare gli impegni di parlamentare e di avvocato perché «il tempo lo trovo dormendo poco e ragionando in fretta».

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Anche parlando del caso Kabobo, il ghanese che ha preso a picconate e ucciso tre persone nel quartiere Niguarda a Milano, Piero Longo (Pdl), hs spiegato che non avrebbe perso tempo: «Io gli avrei sparato con la mia pistola, immediatamente. Subito dopo aver capito cosa stava facendo, gli avrei sparato alle gambe».

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Ai microfoni di Radio24, Longo ha descritto il modo con cui avrebbe reagito di fronte a Kabobo: «Basta sparare alle gambe per farlo smettere di dare picconate alla gente. Se non si fosse fermato, avrei sparato di nuovo alle gambe e poi addosso». «Con chi credete di parlare?». «Non mi sarei andato a nascondere da qualche parte». «Ho la pistola qui davanti a me, nel mio studio, anche se non posso portarla né alla Camera né in tribunale e nemmeno in treno» ha affermato il deputato della Repubblica. «Una Luger Lcr fabbricata in America».

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E a ogni modo «mi hanno appena rinnovato il porto d’armi».

Longo sul processo Ruby – Il legale del cavaliere ha definito «poco probabile» l’assoluzione di Berlusconi. «Lo dico con riferimento all’atmosfera che si vive – ha spiegato il deputato – ma non mi arrendo di fronte alle probabilità, altrimenti dovrei ammettere che non ci sono gli estremi per assolverlo. Dobbiamo ancora intervenire noi, io e Ghedini, e ovviamente speriamo di cambiare le cose». Riferendosi a Ilda Boccassini Longo ha aggiunto: «Ha una grande capacità di indagine, di far lavorare la polizia, raccoglie centinaia di migliaia di dati, poi li elabora attraverso schemi mentali che mi sono estranei. Io stimo sempre i miei avversari: che gusto ci sarebbe a vincere in un processo con avversari di scarsa levatura?. Perdere con uno bravo è meno umiliante».

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«Non credo che nella Boccassini ci sia qualcosa di morboso – dice ancora Longo – come ha detto Marina Berlusconi. La Boccassini ha una passione inquisitoria per Berlusconi. È manichea, per lei il mondo si divide in buoni e cattivi senza sfumature. Una carenza di equilibrio che è propria di una parte minoritaria della magistratura, che però è molto attiva».

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