Perché le suore non sono zitelle

La frase di Papa Francesco ha sorpreso e fatto sorridere molti. Ma il senso è profondamente teologico. [Filippo Anastasi]

Perché le suore non sono zitelle
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9 Maggio 2013 - 18.08


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di Filippo Anastasi

Anticlericali, agnostici o più semplicemente ignoranti saranno andati in brodo di giuggiole o si saranno meravigliati nell’ascoltare le parole di Papa Francesco rivolte alle suore “siate madri e non zitelle”. Il luogo era solenne (l’aula Paolo VI in Vaticano), il consesso importante (l’assemblea mondiale delle superiori generali), il tono scherzoso, ma il senso è stato profondamente teologico.

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Scherzando, appunto, Papa Francesco ricordava alle superiori che non a caso vengono chiamate “madri”. Da loro ci si aspetta maternità e fecondità spirituali, non certo biologica, affetto e non ruvidità, apertura mentale e non chiusura. Insomma tutto ciò che con amore una mamma sa dare devono darlo al prossimo le suore.

Un discorso semplice quello di essere madre e non zitelle che colpisce in pieno il bersaglio profondo. Una volta Papa Wojtyla commosse l’universo femminile con una frase semplicissima e felice “grazie per il solo fatto di essere donna“. San Daniele Comboni, una vita spesa per le missioni in Africa, diceva che una donna missionaria vale come tre sacerdoti. Capiva perfettamente quanto, in una società matriarcale come quella del continente nero, fosse determinante il ruolo della donna, per di più di una religiosa.

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Una volta in Eritrea una suora che spendeva tutta la sua vita in un lebbrosario mi confessò: “Mi piace essere chiamata madre “mother“ così li sento tutti miei figli. Se mi chiamano sorella “sister“, vuol dire che mi sentono lontana. “Sister” è l’infermiera, io devo essere madre, la madre di tutti“.

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