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Terremotato a quattro ruote

«Sono aquilano, sono terremotato e sono su una sedia a rotelle». La storia di Raffaello, un nostro lettore. «Parcheggiavo a piazza Duomo, vicino al mercato.»

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4 Aprile 2013


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Nella vita ho dovuto sempre combattere.

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Arrendersi avrebbe significato essere sconfitti e confermare a tutti di essere veramente diverso.

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Sono aquilano e sono su una sedia a rotelle.

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Sono un terremotato a quattro ruote.

Quella notte scappare è stato più difficile, ma ce l’ho fatta.

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Con la mia famiglia siamo andati sulla costa abruzzese, dove ho scoperto il piacere delle lunghe passeggiate sul lungomare. Quei chilometri interminabili di pianura, che non affaticano chi mi accompagna e che non mi fanno sentire in colpa per lo sforzo di chi è costretto a spingermi.

Quando gli aquilani hanno iniziato a tornare in città, noi non abbiamo potuto, perchè non siamo riusciti a trovare una casa a L’Aquila senza barriere architettoniche.

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Solo due anni dopo il sisma, abbiamo trovato una casetta di legno con uno scivolo per la sedia a rotelle, in un paesino vicino L’Aquila. Due camere, cucina e bagno a mille euro d’affitto al mese.

Ora siamo tornati a casa nostra.

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Vivo a L’Aquila ma vivo da recluso.

Ho ritrovato le comodità di una casa costruita intorno ai miei deficit, ma tutt’intorno c’è il nulla.

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Quando usciamo mi devo accontentare di una passeggiata al centro commerciale o di un semplice giro in auto.

Nel mio quartiere non ci sono marciapiedi fruibili e non c’è un percorso piacevole dove passeggiare con mia moglie.

Prima, fino a quattro anni fa, la cosa che mi piaceva di più era accompagnare mia moglie in centro, al mercato di piazza Duomo.

Parcheggiare l’auto nei posti riservati a capo piazza, abbassare il finestrino e guardare le persone passare.

La gente camminare.

Vedere quei volti avvicinarsi e sfilare intorno alla mia auto…

La vita.

I profumi.

I rumori.

I vicoli.

Ma questo era prima. Dopo, ora, è solo sopravvivenza.

Raffaello

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