Vaticano e Palazzo Chigi: le due sedi vacanti

Vacante il Vaticano, vacante Palazzo Chigi. Resta Giorgio a tenere la barra, ma in Italia nessuno ha il coraggio di Ratzinger.

Vaticano e Palazzo Chigi: le due sedi vacanti
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1 Marzo 2013 - 13.50


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Il povero Giorgio dopo aver difeso questo impresentabile paese deve pure sorbirsi l’insopportabile plauso di tal Grillo: “ha tenuto la schiena dritta”. E ci voleva il Camerlengo di Genova per scoprire che re Giorgio incarna molte delle virtù della politica che fu….

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A Roma le vacanze abbondano: vacante San Pietro, vacante palazzo Chigi, resta solo re Giorgio a tenere la barra nazionale; lui non può seguire l’esempio di Ratzinger e andarsene, anche perchè il suo mandato scade e scade tra poco. Ma sa benissimo che qualcun altro dovrebbe farlo: lo smacchiatore, ad esempio, i suoi comprimari brezneviani, ad esempio… Per non dire di mister B., che non ha detto ” a chi mi ha votato manterrò la promessa di restituirgli i soldini dell’Imu”… Forse solo a qualcuno….

Re Giorgio ha fatto benissimo a reagire come ha reagito davanti alle affermazioni del leader socialdemocratico tedesco, ma se qualche italiano (non tedesco) dicesse che il rispetto degli altri si conquista sul campo, nessuno te lo regala, chi potrebbe dire “ba”?

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Ratzinger, dopo Vatileaks e molto altro, ha fatto quel che poteva per ridare prestigio e credibilità alla chiesa: ora sta ai cardinali dimostrarsi all’altezza del compito che Joseph ha messo sulle loro spalle. Ma lui lo ha fatto, ha avuto l’enorme coraggio e l’enorme umiltà di farlo. Ha anche sfidato la cultura “romantica” perfettamente incarnata da Giovanni Paolo II dando voce finalmente a una cultura di “spiritualismo illuminista”, all’eroicità dell’antierosimo. Facile? Non credo. Rivoluzionario? Credo di sì. Seguirlo nell’esempio e nel coraggio è l’unica cosa rivoluzionaria che Bersani (ovviamente anche Berlusconi, ma lui è su tutt’altra lunghezza d’onda) potrebbe fare. Il problema infatti è anche (se non principalmente) generazionale, e Matteo Renzi, piaccia o no, è l’unica carta che il Pd ha da offrire all’Italia per superare i “divide” d’oggi e non precipitare da una “vacanza” in un cupio dissolvi.

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