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Video choc: "Si faccia chiarezza sulla sorte del bambino"

Montagna di polemiche dopo la trasmissione Chi l'ha visto. La madre: "Non me lo fanno vedere". La questura: "Spettacolarizzazione". E in mezzo c'è la Pas.

Video choc: "Si faccia chiarezza sulla sorte del bambino"

redazione

11 Ottobre 2012 - 15.33


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Il video mandato in onda ieri sera da Chi l’ha visto, non smette di creare polemiche. C’è chi censura la trasmissione per aver “spettacolarizzato” la vicenda, chi censura il comportamento della polizia, e chi quello della famiglia materna del bambino, accusata di aver esasperato la situazione e di averla poi data in pasto alla tv. In mezzo c’è la sentenza del tribunale dei minori della Corte di Appello di Venezia, che ha tolto il bambino alle cure della madre – la cui patria podestà era scaduta da cinque anni – ma ha basato la sentenza sulla contestatissima “Sindrome da alienazione parentale”.

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La storia

Intanto, in seguito alle polemiche, sono emersi nuovi particolari. Il bambino, che ha dieci anni, e che nel video si vede portato via a forza dalla scuola, abita a Cittadella. Uno degli uomini che lo tiene per le gambe è il padre. Ieri – quando è stato girato il video – il ragazzino doveva essere inserito in una comunità protetta dove dovrebbe – secondo la sentenza del tribunale – vivere per qualche tempo in modo da poter riallacciare i rapporti con il padre. Anche il preside della scuola ha confermato che il padre, essendo andato a vuoto il tentativo dle giorno prima, si è presentato a scuola con la forza pubblica. I ragazzi della classe sono stati portati in palestra in modo da parmettere al padre di incontrare ul figlio. Lo aveva persuaso ma una volta usciti dalla scuola, da una via laterale, sono arrivati i parenti della madre: la zia e il nonno del ragazzino. Chi ha girato il video è la zia. Nelvideo si vede il bambino gridare “zia, aiuto, non respiro” e divincolarsi. Ora il ragazzino è nella struttura protetta: “Sono andata ieri con un pediatra perché fosse visitato, ma non è stato permesso neanche quello”, ha denunciato la madre.

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Il padre: “L’ho salvato, ora sta bene”

Il padre ha spiegato che suo figlio è «inserito provvisoriamente in una comunità adatta al suo recupero, prima di essere affidato a me». Ha sottolineato poi che la Corte d’appello di Venezia «ha emesso un provvedimento grave che ha portato alla decisione di far decadere la patria potestà della madre e il motivo di ciò è consistito nell’aver attuato un ostruzionismo strenuo che ha impedito la frequentazione tra me e io mio figlio. Per cui, di fatto, – ha osservato – il bambino non l’ho più visto. Anche perché il comportamento della madre e dei suoi familiari ha cagionato al bambino una psicopatologia secondo la quale mio figlio è esposto ad un rischio altissimo di patire dei disturbi mentali nel corso dell’evoluzione».

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Il padre, evidentemente provato, ha raccontato che prima di arrivare a questa «sofferta decisione» ci sono stati altri quattro provvedimenti giudiziari e le decisioni prese sono state «ponderate e approfondite ed avanzate tutte le possibilità per convincere la madre del piccolo a cambiare atteggiamento, di seguire dei percorsi meno incisivi di quello finale ma sono andati sempre falliti». «Il bambino – ha ribadito – necessita di un sostegno di psicoterapeuti qualificati e finora non è stato possibile».

La questura: “Nessuna intenzione di creare tensioni”

Stamattina il questore di Padova ha convocato una conferenza stampa, alla rpesenza del apdre del bambino: “Il nostro supporto e’
stato richiesto dall’autorita’ giudiziaria che ha dato facolta’
al padre del bambino di richiedere l’intervento della forza
pubblica per eseguire il provvedimento di affidamento disposto
dal Tribunale dei minori”, ha detto il questore. E’ stato anche precisato che il bambino è stato vistitato “ed è in buone condizioni”. E’ stato inoltre specificato che il processo tra i genitori va avanti da motlo tempo e la patria potestà è stata tolta per “problemi psichici” della madre.

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La sindrome da alienazione parentale

A quanto si è appreso la sentenza della corte d’Appello è basata sulla (trsitemente) famosa Pas, cioè la sindrome da alienazione parentale. Si tratta di una sindrome “scoperta” in America, dove però nel frattempo è stata anche sconfessata. In pratica veniva diagnosticata ai bambini che hanno un rifiuto totale di rapporto nei confronti di uno dei genitori (in genere, il padre e chi viene accusato di “spingere”il bambino verso questo comportamento, è la madre). La “cura” consiste nel mettere il bambino in un “ambiente neutro” (leggi casa protetta) dove dovrebbe essere aiutato ad accettare l’amore dell’altro genitore.

Interrogazioni parlamentari e appelli

Insomma, la storia è delicatissima e insieme drammatica. Ma non molto dissimile da tante altre che si svolgono in giro per l’Italia. Dopo il video la Pas sembra essere diventata un’emergenza nazionale, e sono in moltoi a chiedere lintervento sia del ministro dell’Interno, che di quello della Giustizia. “Il video del bambino strappato ai
parenti davanti a una scuola di Padova infanga la credibilità
della nostra Polizia. Sentire un dirigente dire a una zia
disperata ‘io sono un commissario di polizia e lei non è
nessuno’ e’ una vergogna. Credo che il Ministro dell’Interno
Cancellieri debba chiedere e ottenere provvedimenti immediati
per sanzionare questi comportamenti”, ha detto la deputata di Fli Flavia Perina. Anche il Movimento dei genitori Moige grida alla vergogna, mentre la senatrice dell’Idv Giuliana Carlino ha presentato un’interrogazione parlamentare: ” “Lo dico da insegnante: quello
accaduto a Padova e’ un fatto di una gravità inaudita, indegno di un
Paese civile, su cui chiedo sia fatta subito piena luce, affinché non
accadano mai più simili azioni di ‘forza’ nei confronti di minori”. “Quel che mi appare scandaloso è che un
bambino, al di là appunto di quali siano le ragioni del gesto,
venga prelevato da scuola a braccia e con violenza dalle forze
dell’ordine, per essere affidato a una casa famiglia. I bambini
vanno rispettati, sempre”, ha detto la deputata del Pd Roberta Pinotti. Ma c’è anche chi come l’Associazione dei telespettatori cattolici Aiart, critica Chi l’ha Visto: “Il servizio di Rai3, al di là del merito della questione – dicono – offende la dignità delle persone, viola le norme a tutela dei minori, contrasta con le regole della convivenza civile. Tutto
ciò alle 9 di sera”.

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