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Martini diventa un incubo per il Vaticano

Il silenzio del Papa all’angelus si trasforma in un caso politico nella Chiesa. Il pronunciamento del popolo di Dio - 200mila persone per Martini - scuote la Santa Sede.

Martini diventa un incubo per il Vaticano

Desk

3 Settembre 2012 - 21.24


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di Francesco Peloso

L’imbarazzo e il fastidio crescente del Vaticano per quanto sta avvenendo a Milano, si concretizza alle 12 di domenica quando il Papa inizia il tradizionale angelus domenicale da Castel Gandolfo. Le redazioni di tutte le testate sono pronte, un riferimento di Benedetto XVI, anche breve, alla figura del cardinale appena scomparso, viene dato per scontato. Ma i minuti passano e Ratzinger non dice nulla. La scusa ufficiale è che c’è una prassi secondo la quale il Papa non è tenuto a citare un porporato morto durante l’angelus. Ma ci credono poco anche in Vaticano tanto che si affrettano a far sapere come l’Osservatore romano avesse già collocato nei giorni scorsi “in prima pagina il telegramma del Papa di cordoglio per Martini”.

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Nel frattempo sotto accusa finiscono anche gli uffici della Segreteria di Stato che si occupano di comporre i discorsi del Pontefice, i ‘ghost writer’ del Papa hanno la loro parte di responsabilità. Così, mentre nella città lombarda, una folla silenziosa e ordinata sfilava davanti al feretro di Martini restituendo un ruolo e una funzione alla Chiesa e ai suoi pastori, Roma taceva chiusa nei sacri palazzi.

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Del resto quella folla non era prevista e spiazzava non poco i cardinali curiali; l’arcivescovo esaltato dall’opinione pubblica per la sua capacità di dialogare con il proprio tempo che chiedeva anche alla Chiesa di compiere un passo deciso verso il cambiamento e la riforma, non era troppo gradito. Eppure la Santa Sede poteva, volendo, approfittare di un fatto importante: l’eccezionale afflusso di umanità, il fiorire di ricordi su Martini e la ricomparsa di scritti e parole del cardinale sui giornali, hanno per qualche ora cancellato nell’opinione pubblica l’immagine delle vicende intricate e tenebrose degli scandali vaticani di questi mesi; complotti, fughe di documenti, processi a maggiordomi e tecnici informatici, erano per un momento messi da parte. Ma in realtà è l’essenza stessa del Martini-pensiero che non va giù alla Curia romana.

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Fra gli addetti ai lavori, di fronte all’assenza di parole del Pontefice, prevaleva la sorpresa. Il Papa tace, la Santa Sede di fronte all’immenso flusso di fedeli, di non credenti, di cittadini e di autorità civili e politiche che andavano a rendere omaggio al cardinale, non proferiva verbo. Quasi certamente Ratzinger manderà un nuovo messaggio per le esequie che si celebrano oggi in Duomo, ma l’occasione – ancora una volta in questo pontificato incapace di mettere a punto almeno una linea comunicativa adeguata ai tempi e ai bisogni – veniva persa.

E si arriva a questo paradosso: il Presidente del Consiglio Mario Monti, per due volte si recherà in Duomo per rendere omaggio a Martini: lo ha fatto ieri pomeriggio, e accadrà di nuovo oggi quando si celebreranno le esequie. E poi c’è il flusso ininterrotto di gente: ministri, capi sindacali, intellettuali, e fino a ieri sera più di 150mila persone destinate a moltiplicarsi oggi. Benedetto XVI ha nominato un suo rappresentante per i funerali che concelebrerà con il cardinale Angelo Scola. Si tratta del cardinal Angelo Comastri, vicario del Papa per lo Stato vaticano, carica altisonante ma in realtà una figura dal profilo istituzionale debole. Non è stato inviato il decano del Sacro Collegio, il cardinale Angelo Sodano, né il presidente della conferenza episcopale, Angelo Bagnasco e neanche, ancora, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Quasi la volontà manifesta di tenere un profilo basso.

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Fra gli stessi gesuiti – l’ordine cui apparteneva Martini – serpeggia il malumore, il silenzio del Pontefice ha fatto scalpore, in queste ore preferiscono non parlare ma molti di loro non hanno gradito. E poi c’è stata la reazione dei media internazionali che ha spiazzato la Santa Sede. La Bbc, la Cnn, il New York Times, il Guardian e ancore in Francia le Monde, le Nouvel Observateur, l’Express, la tv e la radio transalpine, e innumerevoli altri media in tutto il mondo, hanno messo in luce quell’ultima intervista di Martini risalente all’8 agosto in cui il cardinale fa un’affermazione tremenda: “la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio?”. E ancora, nel testo, c’è un appello estremo al Papa e ai cardinali: trovino “12 sconosciuti fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove”.

Sono botte dure da digerire, tanto che un autorevole studioso della destra cattolica, come Massimo Introvigne, già rappresentate presso l’Osce della lotta alle discriminazioni e contro le minoranze e i cristiani, parla in queste ore “della cattiva sociologia di Martini” che ridurrebbe – se seguita – la Chiesa cattolica alle dimensioni di quella luterana danese. “Le cure che proponeva per la Chiesa” Martini, aggiunge, non vanno seguite, “perché erano basate su una diagnosi sbagliata”.
A farsi sentire, nel momento in cui avverte il consenso di massa di cui godevano Martini e le sue idee, è dunque la corrente che propone una chiesa identitaria, minoritaria e in contrasto ideologico con la modernità. Su un altro versante il vecchio Loris Capovilla, ex segretario particolare di Giovanni XXIII, ha parlato dell’immenso “pellegrinaggio di popolo” in corso a Milano, quello sta accadendo, ha detto, “è una buona notizia per la Chiesa e per l’Italia”.

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A poche settimane dall’inizio delle celebrazioni per i 50 anni dell’inizio del Concilio, dunque, la scomparsa del cardinale Martini e la straordinaria moltitudine che sta accorrendo a rendergli omaggio, riaccendono nella Chiesa la discussione e lo scontro sul Vaticano II e sul ruolo della Chiesa nell’età contemporanea. Infine quel rifiuto del sondino nasogastrico espresso da Martini ha lasciato il segno. Dal Vaticano si sono affrettati a dire che la Chiesa è “contro l’accanimento terapeutico”, ma certo la nota apertura – sia pure misurata – di Martini sui temi del ‘fine vita’, ha creato scompiglio e reazioni dure.

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