Mafia, scontro tra magistrati per un blitz

Scontro sulla ricerca di Messina Denaro. Per il procuratore aggiunto il blitz che ha portato a 52 arresti avrebbe compromesso una pista che poteva fare arrivare al boss.

Mafia, scontro tra magistrati per un blitz
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28 Giugno 2012 - 17.24


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La procura di Palermo si spacca, a due giorni dalla riunione convocata per smorzare le polemiche nate dall’indagine sulla trattativa Stato-mafia. ”Lo sviluppo polemico sui giornali ha avuto come effetto quello di individuare nel procuratore Messineo il solo responsabile della decisione di dare il via libera al blitz contro le cosche agrigentine. Io ho una delega piena e sono l’unico responsabile di questa scelta. Ho seguito gli sviluppi delle indagini dei colleghi che si occupano della mafia di Trapani e ho fatto sempre in modo di
non ostacolare l’inchiesta sulla ricerca di Messina Denaro”.

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Vittorio Teresi, procuratore aggiunto di Palermo rivendica la paternità della decisione di intervenire, fermando 47 mafiosi agrigentini. Un blitz intempestivo secondo la collega Teresa Principato, che coordina il pool che si occupa delle cosche trapanesi, che avrebbe ”bruciato” l’inchiesta dei
carabinieri del Ros vicini, a dire del magistrato, a una svolta
nella ricerca del padrino latitante.

Dalla vicenda è nata la polemica con tanto di
scambio di email tra Principato, ”amareggiata” per il
vanificarsi del lavoro del Ros e il procuratore Francesco
Messineo che ha vistato la richiesta di fermo di Teresi.

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”Per mesi – precisa Teresi – abbiamo lasciato campo libero
assoluto alle indagini su Messina Denaro anche quando in qualche
modo avevano ripercussioni sul territorio agrigentino.
L’informativa che ha portato all’operazione contro le cosche
agrigentine è di 9 mesi fa. Il blitz non era più
procrastinabile perché a carico dei fermati c’era un pericolo
di fuga attuale e per i gravi indizi criminosi che derivavano
dal piano di creazione di un nuovo mandamento mafioso”.

”In casi simili – spiega il magistrato – non si può
procedere col ritardato arresto come in certe indagini, ad
esempio sui traffici di droga, e comunque si deve anche tenere
in considerazione l’aspettativa di sicurezza della gente”.

”Io – ha concluso – ho sottoposto con forza la richiesta al
procuratore dopo avere fatto un bilanciamento di interessi ed
avere ritenuto che gli elementi fornitici dagli investigatori
fino a lunedì non erano convincenti circa la concreta
possibilità di sviluppi imminenti legati alla cattura di
Messina Denaro”.

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