Colle di Girgenti, degrado e speculazione

Nel 1966 ci fu una vasta frana che fece scivolare a valle un intero quartiere, inghiottendo palazzi e case. Da allora la città è uno dei simboli della speculazione urbana.

Colle di Girgenti, degrado e speculazione
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1 Giugno 2012 - 08.45


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di Giovanni Taglialavoro

In origine ospitava una rete di ipogei misteriosa e un tempio greco. Poi gli arabi lo hanno preferito alla città antica greco-romana e vi hanno costruito le loro case, le loro moschee e i loro castelli. Per 200 anni l’hanno abitato e segnato in modo indelebile in quel particolare modo di alternarsi degli spazi privati e pubblici dal confine incerto, in quelle viuzze e in quei cortili e nell’immancabile zagara il cui profumo accompagna i turisti d’aprile che sanno sperdersi in essi guidati dalle scarpe prima ancora che dai libri.

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Stiamo parlando del colle di Girgenti dove giace il centro storico di Agrigento annidatovisi nel corso di 1200 anni.

Il 19 luglio del 1966 rimbalzò su tutti i giornali nazionali per una vasta frana che fece scivolare a valle un intero quartiere, inghiottendo palazzi e case, ma per fortuna risparmiando vite umane. Da allora Agrigento è uno dei simboli nazionali della speculazione urbana, una forma paradigmatica di cattiva modernità.

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Una cinta di palazzoni orrendi ricorda ancora oggi quell’epopea costruttiva a cavallo degli anni 50 e 60 che tolse dallo sguardo dei residenti nel centro storico la visione della valle e del mare e ai turisti in visita ai templi la bellezza del reticolo urbano del cuore antico della città.

Da allora il centro storico è stato abbandonato. Ora cade letteralmente a pezzi.
La città si è espansa in orrende nuove periferie cui tuttavia non corrisponde più un centro.

In questo contesto si registra una novità ancora più preoccupante dell’abbandono. La regione ha finanziato un progetto comunale denominato Terravecchia di Girgenti che dovrebbe consentire ad un privato di costruire 38 alloggi nell’area più antica del centro storico, nel suo cuore più fragile.

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Un’area, in gran parte di proprietà comunale, dove nel passato operava l’Istituto Schifano, viene regalata ad un privato che per un’irrisoria cifra diventerà proprietario degli alloggi in costruzione col solo vincolo di darli in affitto sociale per un certo numero d’anni. Un’operazione chiaramente speculativa, senza alcuna rilevanza sociale, ma soprattutto un’operazione che devasterà irreparabilmente l’equilibrio statico, archeologico e urbanistico di una delle zone più pregiate del centro storico.

Lillo Miccichè, segretario provinciale di Sel, ha denunciato pubblicamente con un dossier le illegalità, che a suo avviso, hanno accompagnato l’iter di questo progetto. La Procura sta indagando e vedremo come andrà a finire. Ma al di là degli aspetti di legalità, la cosa che più sembra inaccettabile è la logica che guida l’intervento. Perché costruire ‘ex novo’ alloggi invece di mettere in sicurezza e in valore quelli esistenti? Perché utilizzare le scarse risorse pubbliche per favorire un privato invece che i residenti che continuano a vivere nell’abbandono più assoluto? Sono previsti sbancamenti e creazioni di ambienti sotto terra. Che ne sarà degli antichi ipogei greci che tutti sanno esistere proprio in quest’area? Che ne sarà dei resti medievali di una chiesa affioranti? La tipologia degli alloggi non è coerente con la storia del luogo, centro monumentale dell’Agrigento tre-quattrocentesca con alcune emergenze architettoniche ancora oggi presenti come il palazzo Pujades (l’ex Granata) il palazzo di Montaperto (l’ex condotta medica) e il palazzo Filippazzo e altre meno note come il convento delle Raccomandate. Siamo a poche decine di metri dalla chiesa di Santa Maria dei Greci e dalla Cattedrale in un contesto urbano di colpevole abbandono, di assenza di strade e servizi pubblici e si punta irresponsabilmente ad aumentare l’indice di affollamento quando semmai andrebbe diradato.

Come potranno vivere eventuali altre 38 famiglie in un contesto già oggi appesantito dalla mancanza di vie di accesso, di fuga e di posteggi?
Domande a cui il sindaco Zambuto non si degna di rispondere.
Intanto su Facebook sta montando la protesta. Ad animarla un gruppo che si è formato per scongiurare il crollo di una porta medievale della cinta muraria di Girgenti, la porta dei Saccajoli che il comune non è in grado di mettere in sicurezza se non col mecenatismo di un imprenditore privato. L’abbandono e la speculazione, due facce della stessa medaglia. Non restauri e messa in sicurezza, ma crolli e costruzioni ex novo. Un modo cinico di affrontare le cose. Ne sanno qualcosa gli abitanti vicini ad un altro palazzo crollato un anno fa, il palazzo Lo Jacono, settecentesco esempio di barocco agrigentino, che dopo che il sindaco lo aveva ‘messo in sicurezza’ si è accartocciato sui se stesso. Ebbene i residenti nelle case vicine al palazzo crollato ad un anno di distanza non possono ancora farvi rientro. Possono aspettare, le urgenze sono altre per esempio il progetto Terravecchia.

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