Il 23 maggio 1992 sicari della mafia fecero esplodere una bomba che uccise Giovanni Falcone, sua moglie e tre guardie del corpo sulla strada per Palermo: una vendetta per tutti i criminali che Falcone, giudice e magistrato, aveva spedito dietro le sbarre.
A vent’anni dal suo assassinio nel quartier generale dell’FBI di Washington DC si è voluto rendere omaggio alla memoria di Giovanni Falcone, coraggioso oppositore della criminalità organizzata e uno dei primi sostenitori della collaborazione internazionale nella lotta contro la criminalità organizzata.
Il direttore Robert S. Mueller, alla presenza di due ex direttori dell’FBI e di alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane, ha sottolineato che “ben prima che la parola ‘globalizzazione’ diventasse un termine di uso comune, il giudice Falcone aveva capito che nessun dipartimento e nessun paese può combattere la criminalità da solo. E fece infatti di tutto per coltivare rapporti forti, se non amicizie, qui negli Stati Uniti e altrove nel mondo”.
Il legame speciale tra FBI e Giovanni Falcone è nato decine di anni fa, in occasione di due inchieste fondamentali per gli Stati Uniti e per l’Italia, in tempi in cui la Mafia era potente in entrambi i Paesi. Louis Freeh, il procuratore federale di New York che sarebbe poi diventato direttore dell’FBI, stava rafforzando la stretta intorno alla mafia. Nell’operazione ‘Pizza Connection’ FBI, New York Police Department e procuratori federali, in squadra con Falcone e le autorità italiane, lavorarono fianco a fianco per sgominare un giro internazionale di eroina, che riciclava il denaro sporco proveniente dal traffico di droga nelle pizzerie. Il processo del 1985 consolidò poi i rapporti personali e professionali tra Freeh e Falcone. In quello stesso periodo, in Italia, Falcone era impegnato in prima persona in un processo alla mafia, il cosiddetto ‘Maxiprocesso’, grazie al quale centinaia di mafiosi finirono in galera.
Nonostante le minacce ripetute a lui e alla sua famiglia, e nonostante la mafia avesse assassinato i suoi colleghi italiani, Falcone “andava avanti”, ha detto Michael Kortan, vice direttore del Dipartimento di Affari Pubblici dell’FBI. “Era un forte sostenitore della stato di diritto”.
Freeh ha anche ricordato che, nonostante la sua vita fosse continuamente minacciata, Giovanni Falcone negli Stati Uniti – circondato dai colleghi americani – si sentiva al sicuro. “Aveva grande stima per l’FBI” ha detto Freeh, aggiungendo che la Mafia ha commesso un “una grave errore di valutazione uccidendo Falcone: non ha intimorito la polizia italiana, ma ha fatto in modo che polizia e FBI “lavorassero insieme nell’inchiesta sul suo assassinio”.
Subito dopo l’attentato a Giovanni Falcone, l’allora direttore dell’FBI William Sessions iniziò a parlare di un memoriale per Falcone presso l’Accademia di Quantico, in Virginia. Due anni dopo, Freeh, divenuto direttore, portò a termine il progetto con un bronzo dedicato al giudice italiano proprio a Quantico.
Il magistrato Liliana Ferraro, l’amica e collega di Falcone che prese il suo posto dopo l’assassinio, ha detto: “La polizia italiana e l’FBI continuano a lavorare in stretta collaborazione contro nemici comuni e, nella lotta contro la criminalità organizzata, si avvalgono ancora di molte lezioni imparate da Falcone, quali l’importanza della collaborazione a livello internazionale e la protezione dei testimoni”. Ha poi aggiunto che Falcone “credeva nell’amicizia, nella lealtà, nella giustizia e nel lavorare insieme. Su tali valori condivisi abbiamo sviluppato una forte partnership, che ha permesso ai nostri Paesi di lottare con successo contro criminalità organizzata e terrorismo”. “Il giudice Falcone ha sempre saputo che l’unione fa la forza” ha detto Mueller “e che per sconfiggere la mafia ci vuole reale solidarietà. Grazie alla sua perspicacia abbiamo inferto un colpo devastante alle organizzazioni criminali organizzate”.
Il rapporto che Falcone aveva stabilito molti anni fa tra Polizia di Stato italiana e FBI “ha dato frutti straordinari in tempi di criminalità internazionale e terrorismo” ha concluso Mueller. “Un’amicizia che costituisce un caposaldo per la collaborazione globale tra coloro che devono far rispettare la legge”.
