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Lavitola, il ricatto a Berlusconi

Cinque milioni per tacere. Corruzione, truffe: tutte le accuse contro l'ex direttore dell'Avanti, tornato oggi in Italia, negli atti dei magistrati.

Lavitola, il ricatto a Berlusconi

Redazione

16 Aprile 2012 - 15.24


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Lavitola voleva soldi da Berlusconi. Valter Lavitola avrebbe avuto intenzione di chiedere 5 milioni di euro a Silvio Berlusconi. E se il leader del Pdl non avesse pagato, Lavitola “avrebbe avuto tutte le giustificazioni, anche morali, per dire tutto quello che sapeva su Berlusconi”. A dichiararlo ai pm di Napoli è Maria Lavitola, sorella del direttore dell’Avanti.

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La donna ha prima riferito di una telefonata ricevuta dal fratello in cui questi le chiese di recuperare un contratto di pubblicità da 800mila euro stipulato dall’Avanti con Berlusconi tra il 1998 e il 2002-3. “Mi disse – ha dichiarato – che dovevo prendere questo contratto e portarlo a Berlusconi”. Quando lei domandò il motivo, Valter Lavitola le avrebbe risposto: “sono cazzi miei.«Non cercai – ha poi affermato – neanche di trovare questo contratto perchè sapevo che mi sarei cacciata in un guaio. A mio fratello dissi una frottola”. La testimone rivela anche di aver incontrato nel novembre scorso una donna, Neire Cassia Pepes Gomez, che a suo dire sarebbe stata inviata in Italia dal fratello. Neire le riferì di avere con sè una lettera di Valter da consegnare ad un avvocato che avrebbe dovuto recarsi da Berlusconi per chiedergli la somma di 5 milioni di euro.

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Valter Lavitola in Italia.
Intanto, l’ex direttore dell’Avanti! si è costituito alle autorità giudiziarie italiane proprio questa mattina; era latitante in Sudamerica dal 14 ottobre 2011. Le accuse a suo carico sono esantissime: associazione per delinquere legata ai fondi per l’editoria – accusa contestata anche al senatore Sergio De Gregorio, per cui sono stati chiesti al Senato gli arresti domiciliari – e corruzione internazionale, con riferimento a mazzette che sarebbero state incassate dal presidente di Panama Ricardo Martinelli. Le somme incassate per l’editoria sarebbero state distratte dalle casse della società editrice International Press. Anche 500mila euro “ricevuti dal partito politico Forza Italia”, sono oggetto di indagine da parte dei magistrati.

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23milioni di euro all’Avanti.
Una cifra enorme distratta dai fondi pubblici per l’editoria e portati all’estero. 23milioni di euro, questa la cifra che l’Avanti avrebbe ottenuto dalla legge sull’editoria, senza averne effettivamente i requisiti. Secondo la procura di Napoli, che da tempo indaga su Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti, avrebbe sottratto in modo fraudolento la cifra, destinandola poi a “soggetti domiciliati all’estero”. I presunti illeciti riguardano i contributi erogati alla società editrice International Press che sarebbero stati incassati attraverso la documentazione attestante spese in realtà mai sostenute come quelle relative allo “strillonaggio”.


Bancarotta fraudolenta e riciclaggio.
In queste ore i giudici stanno cercando di capire come venissero spesi i soldi, sottratti all’editoria pubblica. I reati ipotizzati in questo filone dell’indagine vanno dall’associazione per delinquere all’emissione e utilizzo di fatture false alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio e truffa. La somma complessivamente erogata per l’Avanti è di oltre 23 milioni di euro a cominciare dal 1997. Mentre in Italia i giornali annaspano nei e rischiano di chiudere, Valter Lavitola ha sottratto e portato all’estero una somma gigantesca.

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Nell’inchiesta anche il senatore De Gregorio.
Non era da solo Lavitola a portare avanti le sue attività illegali. Insieme a lui anche il senatore Sergio De Gregorio, fondatore del movimento Italiani nel Mondo e anche lui ex direttore dell’Avanti. A suo carico le accuse per false fatturazioni, occultamento di atti contabili, corruzione, bancarotta fraudolenta, truffa e appropriazione indebita. Sarebbero state, infatti, costituite amministrate e poi anche “spogliate” alcune società “che fornivano stabilmente i giustificati documentali relativi a prestazioni inesistenti – scrive il gip – sia per ottenere contributi pubblici per l’editoria.


Le parole di un ex collaboratore di De Gregorio.
Andrea Vetromile è ragioniere tributarista, e per sedici anni è stato il depositario delle scritture contabili delle società del gruppo del senatore Sergio De Gregorio. Con lui ha collaborato anche nell’attività politica. “Dopo diversi anni che lavoravo con lui -ha dichiarato Vetromile, sentito prima come teste e poi come indagato- ho capito che i movimenti intercorsi tra le società di De Gregorio e le sue società – associazioni (Italiani nel mondo channel, Italiani nel mondo, Italiani nel mondo reti televisive, Italiani nel mondo radio tv, Associazione internazionale Italiani nel mondo, Movimento politico Italiani nel mondo e altre) sono tutti rapporti non effettivi posti in essere al solo scopo di giustificare i movimenti finanziari di De Gregorio”.

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De Gregorio amministratore occulto.
Secondo l’accusa, Valter Lavitola sarebbe “dominus e coamministratore di fatto della International Press”, la casa editirice dell’Avanti. Con lui anche Sergio De Gregorio “quale socio effettivo dal 1997 e coamministratore occulto” della stessa società. Nell’inchiesta sono coinvolte altre dieci persone, che hanno fatto risultare che la International Press possedesse i requisiti di legge per ottenere i contributi previsti dalla legge per l’editoria: in tutto 23 milioni e 200mila euro ricevuti dal 1997 al 2009. In particolare, il gruppo, servendosi di fatture e altri documenti falsi, faceva risultare che il giornale avesse un’adeguata diffusione attraverso le vendite in blocco e lo “strillonaggio”.


Contributi pubblici finiti all’estero.
Stando ancora a quanto scrive il gip, i contributi pubblici all’editoria sarebbero poi stati dirottati all’estero, “verso destinazioni allo stato ignote ed in via di accertamento e comunque nella disponibilità individuale degli indagati e di altri soggetti allo stato non identificati”. Le ipotesi riguardano “il mascheramento di attività di spoliazione patrimoniale delle società e di riciclaggio e per occultare i proventi di attività corruttive, ovvero le provviste per corrompere”.

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Il presidente di Panama corrotto da Lavitola.
Ad usufruire dei soldi distratti da Valter Lavitola, ci sarebbero anche il presidente di Panama Ricardo Martinelli, il ministro della giustizia Roxana Mendez ed altri esponenti di Governo panamense coinvolti negli episodi di corruzione internazionali contestati all’indagato Lavitola per il progetto di realizzazione di carceri modulari nello Stato del centro America. I politici panamensi non sono punibili in Italia, in quanto soggetti “passivi” e non “attivo” della corruzione stessa.

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