Di Paola trucca i conti della Difesa

Rete disarmo critica il ministro: è andato in tv dando cifre parziali, omettendo i costi per i sistemi d'arma e quelli per le missioni all'estero.

Di Paola trucca i conti della Difesa
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16 Gennaio 2012 - 13.03


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La Rete italiana per il Disarmo attacca con forza il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, dopo il suo intervento di domenica alla trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora. «Il ministro Di Paola continua ad affermare che le questioni della Difesa vadano affrontate con serietà – spiega la Rete Disarmo – e poi continua a fare monologhi in Parlamento e televisione senza alcun tipo di confronto. Ciò conferma l’opacità della Difesa su diverse questioni, con posizioni e scelte nascoste dietro mezze verità solo per confondere l’opinione pubblica».

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L’accusa ai media è quella di affrontare sempre la questione delle spese militari (e in particolare dei caccia F-35) sentendo solo la versione del ministro, senza alcun contraddittorio «Un esempio su tutti – ricorda l’organizzazione – le spese messe a bilancio per l’ambito militare. Il ministro nel corso della trasmissione si è infatti limitato a fornire le cifre che in Bilancio sono assegnate alla sola funzione Difesa. È facile in questo modo cercare di dimostrare che siamo una “cenerentola” europea, poichè vengono sottaciuti molti fondi che vanno a vantaggio della Difesa ma sono sono allocati altrove come quelli per i sistemi d’arma al ministero dello Sviluppo Economico (1.673 milioni di euro per il 2012) e le missioni all’estero al ministero dell’Economia e delle Finanze (1.400 milioni di euro per il 2012)».

Per la Rete Italiana del Disarmo è errato sottrarre al conteggio, come ha fatto il ministro, il bilancio dell’Arma dei Carabinieri, «sia perchè sono impegnati come le altre forze armate in tutte le operazioni militari a cui l’Italia partecipa (o ha partecipato); se tale Arma avesse solo funzioni di ordine pubblico non si capirebbe come mai continui a dipendere dal Ministero della Difesa e non venga ‘smilitarizzatà nella prospettiva di un riordino della Funzione di Polizia alle dipendenze del ministero dell’Interno».

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E lo stesso, sempre secondo l’organizzazione, avviene per il programma del cacciabombardiere Joint Strike Fighter F-35, «per il mantenimento del quale si continua a saltare da una giustificazione all’altra (ora che quella delle penali non è più sostenibile) ma senza aprire un confronto approfondito e serio su alcuna di esse e continuando a ripetere vecchie favole soprattutto per quanto riguarda l’aspetto dei ritorni economici ed occupazionali per il nostro Paese».

Per questo motivo la Rete Italiana per il Disarmo continua a chiedere «che i mezzi di comunicazione diano spazio anche alle posizioni di chi critica le eccessive spese militari ed i mastodontici ed inutili programmi di armamento. In una situazione di grande crisi economica – conclude l’organizzazione – con i sacrifici in aumento per cittadini e famiglie italiane, non è serio continuare a ‘proteggerè fondi e privilegi a vantaggio del mondo militare da un confronto ed una messa in discussione che ne evidenzierebbe tutte le storture e problematicità».

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