Le armi da fuoco a difesa dell'economia?

Nel maxi-emendamento alla Legge di Stabilità una norma per abrogare il Catalogo Nazionale delle Armi Comuni da sparo. Omaggio ai produttori di armi e munizioni.

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10 Novembre 2011 - 21.11


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Come già successo nello scorso luglio quando un emendamento simile era stato inserito nella discussione sulla legge di rifinanziamento delle missioni militari, il Governo con un colpo di coda ha messo nel maxi-emendamento alla Legge di Stabilità una norma per abrogare il Catalogo Nazionale delle Armi Comuni da sparo. Un ennesimo pezzo del tentativo di smantellare la struttura di controllo sulla diffusione (interna ed esterna) delle armi.

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Nella discussione di luglio in Senato sulla stessa materia il senatore Casson, ex-magistrato, aveva citato i fatti di sangue di Oslo come ultimo approdo della spinta in corso verso una deregolamentazione senza nuove forme di controllo che favoriscono la criminalità organizzata. Eppure lo stesso testo viene riproposto in una norma che invece dovrebbe occuparsi solamente di rimettere in piedi l’economia italiana entrata nella bufera e sotto l’attacco speculativo.

La Rete Disarmo, di cui fanno parte oltre trenta organismi impegnati sui temi del controllo degli armamenti, continua a sostenere la posizione già espressa diverse volte e anche a luglio: aumentare gli standard di controllo dei trasferimenti di armamenti partendo dall’esperienza e dal buon impianto della legislazione esistente adeguandola alle normative internazionali. Il che significa sottoporre anche tutte le armi leggere alla legge 185/90 ed accogliere finalmente la posizione comune UE sui broker (i trafficanti) di armi.

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“La proposta dell’emendamento è sicuramente a vantaggio della lobby armiera, che peraltro il 1 luglio scorso, in un comunicato del presidente dell’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni, aveva dettato la linea”, afferma Carlo Tombola coordinatore scientifico dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia. Modificare insomma il criterio di accesso alle armi comuni da parte dei cittadini riservando a forze e corpi dello Stato solo la categoria A (Armi da fuoco proibite), e considerando tutte le altre come armi consentite.

Inconsistente la scusa che le armi di natura militare sarebbero già ampiamente regolate dalla legge 185/90 attualmente in vigore. Se ciò è vero per alcune di esse (ma non per tutte, tanto che in un recente caso di fornitura alla Libia di Gheddafi le aziende italiane hanno fornito fucili che sono in dotazione ai marines USA) bisogna però ricordare che la legge in questione disciplina solo l’export e non la vendita all’interno dei nostri confini.

Vedi anche:
[url”Rete disarmo”]www.disarmo.org[/url]

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