Partiti inetti. Si convochino gli Stati generali per la democrazia

Ieri, dopo la riapertura dei mercati si è raggiunto il record storico del valore dei Credit default swap (Cds) italiani.

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19 Luglio 2011 - 08.44


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L’esercito di individui quasi sempre senza qualità che occupa consigli comunali, provinciali, regionali, il Parlamento ed un numero imprecisato di enti e società sta conducendo il Paese alla rovina. Vanno fermati!

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La manovra inqualificabile varata dal governo Berlusconi col compiaciuto silenzio dell’opposizione e gli auspici del presidente della Repubblica non ha sortito gli effetti voluti. Ieri, dopo la riapertura dei mercati si è raggiunto il record storico del valore dei Credit default swap (Cds) italiani. Questo “prodotto finanziario” è in concreto un tipo particolare di contratto derivato in grado di garantire un acquirente di obbligazioni dal rischio che chi le ha emesse fallisca. L’exploit ha fatto salire il nostro Cds di 17 punti e portandolo al livello record di 325 punti base.

Piazza Affari ha reagito malissimo al provvedimento di Tremonti e Milano è stata travolta. Ad andare peggio i titoli bancari, anche quelli degli istituti che avevano superato gli stress test da poche ore. Unicredit ha toccato il meno 3,88 e per cento, Intesa Sanpaolo il meno 4,31, il Banco Popolare il meno 4,31, Montepaschi il meno 3,20 e Ubi Banca il meno 2,49. Vendite anche su Bpm che registra un ribasso del 3,87 per cento, Mediobanca il meno 2,37 e Mediolanum il meno 2,82.

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Insomma, quello che era prevedibile è accaduto e riaccadrà. Perché non sono i conti pubblici ad andar male in questo Paese. O almeno non solo quelli. Il problema è che l’Italia è malgovernata, ha un sistema produttivo vecchio e malmesso, infrastrutture insufficienti e nessuna ipotesi credibile per risollevarsi. Insomma, è un Paese alla frutta.

I partiti, nessun escluso, sono diventate ditte, luoghi all’interno dei quali le idealità sono sparite per lasciar spazio a commerci più o meno leciti. Scomparse le grandi correnti di pensiero (il socialismo, il cattolicesimo democratico, la socialdemocrazia, il comunismo, il liberalismo) strani aggregati si impongono agli elettori non permettendo a questi ultimi neppure di scegliere chi eleggere.

Imperano i regni personali: quello di Berlusconi, quello di Casini, quello di Bersani, quello di Casini, quello di Di Pietro, quello di Bossi, quello di Vendola ed altri. E le correnti. Per esempio, pare che nella Lega ci siano i seguaci del Senatùr e quelli di Maroni. Nel Pd gli “amici di Veltroni” o i “rottamatori”. In cosa si distinguano non si sa bene, ma esistono e controllano aree del potere.

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La corruzione, poi, sembra dilagare e le richieste di arresto per parlamentari, consiglieri regionali, sindaci e clienti si susseguono senza tregua. In sintesi, a nessuno sfugge che l’Italia sia in una situazione grave e preoccupante.

Molti organi informazione enfatizzano la crescente insoddisfazione dei cittadini e la collocano in internet. La notizia non ha fondamento. Per alcuni semplici motivi.

La gran parte dei cittadini italiani è disinformata. Dalla Tv e dai Tg, dai quotidiani (per chi ancora li legge) e dalla propaganda. Chi l’ha capito non ha più riferimenti e sa bene come nessuna forza organizzata sia in possesso di una credibile e rapida via d’uscita dall’empasse.

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Le ‘convocazioni’ di presunti gruppi “autogestiti” su Facebook sono bufale da cronisti disattenti e non rappresentano settori della società realmente in grado di costruire una proposta politica alternativa alla palude partitocratica. Ed è questo il problema. Se al più presto la società civile, ovvero le organizzazioni dei cittadini, dei consumatori, dei lavoratori non troveranno il coraggio di convocare gli Stati generali della democrazia le chances per superare la crisi si bruceranno irrimediabilmente.
Arrivare ad una soluzione del genere e voler trovare una linea comune tra le tante anime che attraversano la società nazionale sarà difficile. Ma oggi, per rifondare la politica ed arrivare alla liquidazione dei partiti che portano la responsabilità di questo disastro, bisognerà imparare a superare le differenze. In gioco c’è la sopravvivenza stessa della Repubblica Italiana.

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