I Daft Punk si sono sciolti, dopo aver portato la musica nel nuovo millennio

È sempre stata la loro musica a sembrar scaturita dal tempo stesso, come se fosse la colonna sonora ideale di un millennio che finiva e di un altro che iniziava.

Daft Punk

Daft Punk

È una di quelle notizia che non vorremmo sentire mai. Eppure, la grandezza di un’artista, o di un progetto, si misura spesso e anzi con maggior forza quando si ha la consapevolezza che è arrivato il momento di dire basta. Di non trascinare un discorso che non è più vivo e lasciare che a parlare sia ciò che si è fatto prima. In questo caso, in 28 anni di pionierismo, innovazione e qualità.


I Daft Punk si sono sciolti. Lo hanno annunciato in un video tratto da ‘Electroma’ del 2006, e lo ha confermato la portavoce del duo parigino che ha rivoluzionato il suono di un’intera generazione.


I Daft Punk scelsero questo nome perché un critico musicale, un altro mestiere in cui o sei in grado di vedere il futuro con nitidezza oppure è meglio trovarsi un impiego alle poste, li definì proprio con questo aggettivo: ‘daft’, letteralmente ‘stupidi’.


Gli stupidi Daft Punk debuttano con ‘Homework’, nel 1997 e concludono la loro carriera nel 2013, ormai 8 anni fa, con ‘Random Access Memory’. Un percorso vertiginoso, che sarebbe stato troppo per chiunque non fosse stupido come loro. Dai suoni grezzi dei campionatori fino a hit come ‘Get Lucky’, i Daft Punk hanno scolpito l’immaginario elettronico per quasi 30 anni, creando pietre miliari che qui, con una notizia data a freddo e inaspettata, risulterebbe una mera lista (Da ‘Around the World’ a ‘Technologic’, a ‘One More Time’, ‘Harder Better Faster Stronger’, ‘Human After All’). Un percorso che ha incontrato la genialità del regista Leji Matsumato che ha fatto del suo lungometraggio Interstella 5555 un lunghissimo videclip dell’intero album dei punk parigini.


Punk che, a differenza di quanto si crede, non hanno mai nascosto la loro identità: i loro nomi sono Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter. E nonostante non abbiano mai messo su la pantomima dell’artista nascosto, è sempre stata la loro musica a sembrar scaturita dal tempo stesso, come se fosse la colonna sonora ideale di un millennio che finiva e di un altro che iniziava.


Per questo la notizia della loro separazione lascia sgomenti. Viene inevitabile pensare che i Daft Punk non hanno più nulla da dire, o forse preferiscono non dirlo. E a noi non rimane che riconoscere la loro grandezza nel saper dire basta. Una lezione che in tanti dovrebbero imparare.