I Modena City Ramblers: «Sardine entusiasmanti, ma essere “contro” non basta»

Massimo “Ice” Ghiacci della band riflette: «In Emilia Romagna scelgo una lista che sostiene Bonaccini. Inoltre giudico la Lega anche incompetente»

I Modena City Ramblers domenica 19 in piazza a Bologna con le Sardine. Foto Dante Farricella

I Modena City Ramblers domenica 19 in piazza a Bologna con le Sardine. Foto Dante Farricella

di Stefano Miliani

Essere con le Sardine in piazza domenica 19 a Bologna per i Modena City Ramblers è stata un’esperienza entusiasmante; domenica prossima alle urne vota per una lista che sostiene il candidato di centro sinistra Stefano Bonaccini e tuttavia, comunque vada, la sinistra ha molto da riflettere, perché non basta essere “contro” Salvini, il vero contendente con la leghista Lucia Borgonzoni oscurata dal suo leader. Forse sbrigativamente si può riassumere in questi termini il pensiero articolato da Massimo “Ice” Ghiacci, bassista della scatenata band folk rock che nel suo repertorio ha una delle più travolgenti interpretazioni di Bella Ciao ma non si è fermata lì. Prima della giornata bolognese i MCR hanno intrapreso un tour teatrale: clicca qui per il link a tutte le info.

Le Sardine: in 40mila in piazza a Bologna

Allora, come avete vissuto la domenica delle Sardine in piazza 8 agosto, domenica 19? Avete suonato anche voi.

È stata una bellissima giornata: al di là dei numeri abbiamo visto una piazza molto eterogenea, viva, pulsante, con anziani, ragazzi, famiglie, giovani accomunati da una voglia di mettere in gioco la propria presenza, di contrastare la deriva culturale che oramai domina l’agone politico, di confrontarsi con il prossimo al di là della politica. Credo sia questo il significato dell’esistenza stessa delle Sardine. È una presenza culturale. Abbiamo potuto palpare queste vibrazioni evidenti, vuoi per il contesto, vuoi perché il movimento è partito da Bologna, vuoi perché l’Emilia sa esprimere questa militanza partecipativa. Ma ho anche riflettuto su tante manifestazioni del passato a cui ho partecipato e anche suonato.

A quali pensa?
Penso al G8 di Genova al G8 nel 2001 o a quello più allegro del Social Forum di Firenze nel 2002 o, andando verso anni più indietro, alla Pantera. Oggi a distanza di vent’anni è impossibile per me fare confronti. Le differenze sono evidenti. Domenica c’era la totale assenza di slogan e di simboli, tranne le Sardine che non è un simbolo perché non tocca nessun immaginario politico, è un simpatico distintivo, senza con ciò avere una accezione negativa. Su questa mancanza trovo più elementi: da un lato è positivo, ci si identifica in modo abbastanza semplice in un mondo dalle molte idee diverse ma si trova unità nel portare la propria testimonianza, nel dire no al sovranismo, no a una certa visione dei rapporti sociali. Questo l’ho percepito chiaramente, nel backstage non ho visto neanche l’ombra di un politico, c’era molta semplicità. Ho pertanto individuato una discontinuità rispetto al passato. Però poi la politica in democrazia va percorsa con le strutture che la democrazia ci ha insegnato a utilizzare in questi 70 anni di repubblica. Non critico il movimento delle Sardine, loro stessi dicono di non fare “politichese”, stanno molto attenti a non farsi trascinare in situazioni identitarie che non possono sostenere.

Però non basta?
A queste realtà mancano le zampine per entrare nel round della politica. D’accordo con il dire che non ci riconosciamo nella deriva culturale del sovranismo e dell’odio, ma la democrazia porta a doverci confrontare. Quindi tutto ciò è un passo che la stessa manifestazione di domenica affida a ognuno di noi. Ne consegue che chi è chiamato a votare questa domenica alle elezioni dell’Emilia Romagna di sicuro voterà contro Salvini. In realtà in democrazia bisogna votare a favore di qualcuno. Al popolo di sinistra è risultato sempre facile essere “contro”, il problema nasce quando non si è più contro. Finché siamo antifascisti è chiaro, quando ci si trova a confrontarsi per una rappresentanza politica di sinistra e identificabile da questo grande popolo sorgono grossi problemi.

Domenica quale sarà il suo voto?
Voterò per una lista che sostiene Stefano Bonaccini. Anche come band non possiamo che far questo. L’ultima cosa che vorrei soprattutto per i miei figli è una amministrazione leghista: da cittadino temo possa rivelarsi pesantemente incompetente nel gestire una complessità organizzativa come una amministrazione regionale. Questa riflessione si basa su cosa i leghisti hanno dimostrato di essere nel territorio. La loro candidata Lucia Borgonzoni ha inanellato una serie di gaffe mostruose; a Reggio Emilia non sono riusciti nemmeno a trovare candidati. Al di là della visione politica diversa non sarei tranquillo ad affidare loro le chiavi del governo regionale, ritengo abbiano poche capacità.

Ma contro Bonaccini nella campagna elettorale non c’è la Borgonzoni, c’è Salvini.
Infatti, è il risultato assurdo del modo di comunicare salviniano che ha involuto il modello comunicativo berlusconiano: Berlusconi era l’imprenditore capace, diceva “basta questi comunisti, risolvo tutto, fidatevi di me, ho fatto i soldi”; qui troviamo una folle evoluzione in cui non si ostenta il successo personale per ottenere consenso ma si sbandierano temi vuoti, sempre gettando poi una frase che non ammette contraddittorio. Per chi si riconosce in Salvini il contraddittorio è una perdita di tempo. Senza abusare del termine c’è molto fascismo in questo atteggiamento perché il fascismo è l’impossibilità di confrontarsi nelle idee e i salviniani non sostengono il confronto, per il leader leghista è inutile parlare con il Pd. Qui c’è un bipolarismo senza contradditorio e a una gran parte degli italiani temo vada bene così.

Tornando a una valutazione sulle Sardine?
Le Sardine non si interrogano sul perché ma dimostrano che è possibile sentirsi in tanti nel pensarla nello stesso modo, nel non ritenere l’odio come il collante delle idee per affrontare i problemi reali della nostra epoca in maniera più equilibrata e civile senza perdere certi valoro e la nostra umanità. È uno step di resistenza culturale prezioso, è importante ma non è sufficiente. Anche se al momento è l’unica risposta possibile e necessaria a chi non vuole dialettica, è una presenza fisica intorno a valori condivisi dalla sinistra.