Roberto Colombo: "Ho prodotto i Matia Bazar, ora la mia musica è questa"

Il musicista, già produttore del gruppo e di Antonella Ruggero, Camerini e Ivan Cattaneo, esce con un triplo cd a cofanetto: ecco come descrive il suo lavoro

Francesco Colombo

Francesco Colombo

GdS 27 novembre 2019Giornale dello Spettacolo
Giordano Casiraghi

A distanza di decenni Roberto Colombo si è deciso a consegnare alla storia la sua storia musicale. Lo fa con un cofanetto contenente tre cd e un libretto con foto e spiegazioni. Andando con ordine il lavoro La musica del buonumore, si compone di un Vol.1 , La musica che non c’era, la musica inutile e La musica che, probabilmente, sarebbe piaciuta a mio padre, oltre a una chiavetta inclusa nella confezione recante un altro capitolo La musica che c’era, ovvero tutte le sigle composte per la televisione. Si va da Tutti Beautiful a Viaggiando, Studio aperto e Quando balliamo, realizzate perlopiù per le reti Mediaset. Sempre in questa chiavetta un paio di brani, Attesa e Memoria , facevano parte del progetto Pomodoro genetico che Colombo aveva realizzato con Antonella Ruggiero nel 2008.

Cominciamo dalle copertine di ciascun cd, troviamo foto d’epoca, alcune anche particolarmente curiose. Di che si tratta?
Foto che fanno parte di un calendario composto da sette scatti fotografici a cura di Guido Harari. Lo avevo fatto per l’anno 1984, da regalare alle case discografiche, come promozionale. In merito al lavoro d’insieme diciamo che rappresenta tutto quello che ho realizzato in questi anni passati a creare musica. Per esempio nel Vol.1 vi sono condensati tanti jingle o sigle televisive, alcune accettate altre rifiutate e da li sono partito per fare canzoncine. Nastri ritrovati, alcuni risalenti agli anni Ottanta, diciamo che questo è l’album più giocoso. A suonare siamo in due, io e Claudio Pascoli ai sax e flauti, aggiunti al resto un paio d’anni fa.

Nel secondo capitolo si trovano invece una nutrita serie di musicisti che danno manforte, a parte le tue tastiere e synth che tengono tutto insieme, si ascoltano fior di musicisti, per esempio hanno parte preminente i vari fiati.
Questa seconda parte contiene brani che ho iniziato a comporre negli anni Novanta e in prima stesura li ho realizzati con Paolo Costa al basso e Ivan Ciccarelli alla batteria, poi si sono aggiunti altri musicisti in vari pezzi. Ai fiati, alternandosi o insieme, tra gli altri abbiamo Roy Paci, Claudio Fasoli, Claudio Pascoli, Silvio Barbara. È materiale sviluppato in una ventina d’anni, molto libero come stile.

E poi c’è il terzo volume, probabilmente un omaggio alla memoria di suo padre, come gli altri sono brani tutti strumentali. Nostalgia di un certo passato?
Forse. Appare come un mondo sonoro antico, ma ha una sua modernità. L’ho realizzato in questi ultimi tre anni, nascono come canzoni strumentali, con progressioni armoniche delle canzoni anni Cinquanta. Mi è venuta questa ispirazione girando per negozi di dischi a Berlino dove ho trovato alcuni dischi che richiamavano questo stile. Qui hanno parte dominante il clarinetto di Alfredo Ferrario e la Milano Saxophone Quartet.

Capitolo a parte meritano i titoli fantasiosi che accompagnano ogni brano. Come li ha trovati?
Captando frasi guardando la televisione. Per esempio Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo proviene da un talk show politico. Come anche Con tutta la cautela del caso, mentre Tanzen Verboten richiama il ballo, Cosa è restato di quegli anni ’80 parafrasando quel brano di Raf, Le persone contano più dei luoghi ha un riferimento letterario con Carlo Cassola mentre Commosso da un fremito arcano deriva da una romanza di Leoncavallo cantata la prima volta da Enrico Caruso.

Due album piuttosto particolari negli anni Settanta usciti per l’Ultima Spiaggia di Nanni Ricordi, tante produzioni, con Ivan Cattaneo e Alberto Camerini, perché una così lunga attesa prima di questa nuova pubblicazione?
In effetti la mia carriera di musicista solista è terminata allora. Questo cofanetto non lo considero un nuovo lavoro, quanto la somma di tutto quello che ho fatto in questi decenni.

Vogliamo dimenticare la produzione e gli arrangiamenti per e con Antonella Ruggiero, un percorso iniziato con "Vacanze romane" nel 1983, già con i Matia Bazar? Come l’ha presa Antonella?
È stata la sostenitrice più entusiasta di questo capitolo discografico. Va ricordato che dal 1983 la mia attività si è molto concentrata su di lei, prima con i Matia Bazar poi condividendo tutti i suoi lavori da solista e dal vivo. In mezzo anche altre produzioni e lavori in sala di registrazione, per Miguel Bosé, Giuni Russo e perfino un lavoro di musica strumentale con Lino Capra Vaccina, ex Aktuala.