I gesuiti elogiano Guccini: "Canta il dubbio e i temi dell'umanità"

Il gesuita Claudio Zonta sulla rivista "Civiltà cattolica" parla dei valori profondi nelle sue canzoni: "non è nichilista"

Francesco Guccini

Francesco Guccini

GdS 28 febbraio 2019Giornale dello Spettacolo
Nel 1965 Francesco Guccini compose "Dio è morto", che nella versione dei Nomadi raggiunse un gran successo, e la Rai censurò la canzone reputandola blasfema mentre Radio Vaticana la trasmetteva tranquillamente. Adesso la rivista gesuita "Civiltà cattolica" (quindi dello stesso ordine di Papa Francesco) elogia con parole sentite il musicista oggi scrittore emiliano.
Il gesuita Claudio Zonta riprende l'album del 1996 D'amore, di morte e di altre sciocchezze per dire che Guccini canta dei "grandi temi propri dell'umanità, i sentimenti e le passioni della vita, la riflessione sull'eterno limite esistenziale, e tutte quelle istanze quotidiane, misere e sublimi, dette con ironia 'sciocchezze', con cui l'essere umano si deve confrontare". Per Zonta "è un canto libero e dubbioso, incapace di chiudersi in certezze, ma, nello stesso tempo, attento a cogliere nell'attimo e nel poco l'infinita grandezza e complessità dell'esistenza".

Per il gesuita il musicista, che ricordiamo ha scritto brani come "L'avvelenata", "ha interpretato la propria storia attraverso canzoni che affrontano le tematiche vitali dell'umanità: il trascorrere del tempo, la complessità dell'amore e delle relazioni umane, i sentimenti del dolore e della gioia, la freschezza della gioventù e la fatica della vecchiaia. La sua poetica si fonda sull'incertezza e sul dubbio, che non conducono a un nichilismo esasperato, ma costituiscono l'elemento di possibilità per compiere un profondo viaggio esistenziale, permeato da una continua e infinita ricerca di senso". Tanto di cappello ai gesuiti.
Sotto, il video de "La lettera", brano incluso in D'amore, di morte e di altre sciocchezze