Il Riformista sfida il Foglio per la "migliore" fanzine italiana dei coloni israeliani (e anti-palestinese)

Nella tragicomica gara alla “migliore” (sigh) fanzine italiana della destra fasciomessianica israeliana e dei “nuovi pionieri” di Eretz Israele, vi sono due giornali (sigh) che staccano un pur nutrito gruppo mainstream: Il Foglio e Il Riformista.

Il Riformista sfida il Foglio per la "migliore" fanzine italiana dei coloni israeliani (e anti-palestinese)
Coloni israeliani
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

31 Agosto 2026 - 11.52


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Nella tragicomica gara alla “migliore” (sigh) fanzine italiana della destra fasciomessianica israeliana e dei “nuovi pionieri” di Eretz Israele, vi sono due giornali (sigh) che staccano un pur nutrito gruppo mainstream: Il Foglio e Il Riformista. Vabbè, direte voi: i rispettivi lettori potrebbero incontrarsi in una cabina telefonica standoci pure larghi.

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Tuttavia, guai a sottovalutarne la mission che i giornaletti diretti dai due Claudi, Velardi e Cerasa, assolvono come bravi soldatini: quella di difendere l’indifendibile, il negazionismo (a Gaza non c’è stato nessun genocidio e neanche una mattanza di civili) che si miscela con il giustificazionismo assoluto (quelle di Israele sono sempre e solo guerre di difesa). 

Evidentemente tutto ciò non basta a vincere la gara di cui sopra. Ecco allora i due prodi direttori sfidarsi nell’esaltazione dei coloni. Patrioti, eroi, trincea avanzata della linea di difesa dello Stato ebraico. Un’esaltazione fondamentalista della quale la firma del Foglio Giulio Meotti sembrava essere l’acclarato titolare (ci scusi Fiamma Nirenstein). Ebbene, non è così. Perché ecco irrompere prepotentemente sulla scena Antonio Picasso, che su Il Riformista firma una intervista a tal Josh Hasten, giornalista di Jns News e in passato, spiega Picasso, portavoce del Consiglio Yesha, l’organizzazione storica dei coloni israeliani, edulcorata in “l’organizzazione delle comunità ebraiche della Giudea e Samaria”. 

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Come la pensi l’intervistato è chiaro già dal titolo dell’intervista: Hasten: Il termine colono è diventato dispregiativo. Non veniamo da fuori, siamo israeliani tornati a casa”.

Sì, la casa degli altri.

Le risposte alle domande, non propriamente incalzanti, del collega Picasso, sono un compendio del credo messianico dei pogromisti dediti alla violenza legalizzata contro la popolazione civile palestinese della Cisgiordania.

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State a sentire. Dice Hasten: “Il termine ‘colono’ (settler) è diventato dispregiativo, utilizzato per delegittimare chi vive in Giudea e Samaria. Preferisco parlare di cittadini, residenti o pionieri, perché questo siamo. Siamo persone tornate nella culla della civiltà ebraica, nel suo cuore biblico. In ebraico il termine è ‘mitnachel’, settler appunto, ma nel tempo questa parola è stata caricata di un significato negativo. Evoca l’immagine di un occupante arrivato da fuori. Noi, invece, siamo israeliani tornati a casa. Per un ebreo vivere in Giudea dovrebbe essere la cosa più naturale al mondo. Nessuno si stupisce se un ebreo vive a Roma, Londra, Parigi ma quando decide di vivere nella propria terra ancestrale tutto diventa controverso”.

Una farneticazione che ha lasciato impassibile l’intervistatore. Oltre tre milioni di palestinesi che vivono, in un sanguinario regime di apartheid, sono una moltitudine di abusivi che impediscono ai “pionieri” ebrei di vivere nella “propria terra ancestrale”. Neanche Ben-Gvir e Smotrich arrivano a questa brutale chiarezza. 

Che questi ancestrali residenti, siano stati definiti, per le azioni di violenza sistematica contro la popolazione civile palestinese, dei terroristi da ex premier israeliani come Ehud Olmert ed Ehud Barak, e addirittura dall’ambasciatore l’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, pastore evangelico apertamente filoisraeliano, che, riferendosi ai coloni squadristi che hanno assediato per giorni le abitazioni di due famiglie palestinesi nel villaggio di Qusra, in Cisgiordania, ha scritto su X: “Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono disgustose. Non c’è alcuna scusa per un comportamento così violento e da teppisti”, L’ambasciatore ha aggiunto che “le Idf e la polizia israeliana sono andati, su nostra richiesta, a rimuovere i terroristi israeliani che stanno facendo questo”.

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L’ambasciatore parla di terroristi israeliani, di azioni disgustose… Che questo sia anche il pensiero più volte manifestato da ex capi dei servizi di sicurezza israeliani, da ufficiali della riserva, da giornalisti con la schiena dritta israeliani, oltreché da innumerevoli e documentati rapporti di Ong israeliani per i diritti umani, come B’Tselem,  tutto questo sembra sfuggire all’”incalzante” intervistatore, che preferisce porgere al suo interlocutore, la seguente domanda: Lei ha parlato di “pionieri”. Si sente erede dello spirito che fondò i kibbutz e il moderno Stato d’Israele?

I kibbutz come antenati degli insediamenti. Il revisionismo storico non conosce limiti.

Hasten coglie l’assist e risponde così: “Assolutamente sì. I primi kibbutz nacquero costruendo sul terreno e completando solo successivamente gli aspetti burocratici. Lo stesso accade oggi in molte comunità della Giudea e Samaria che noi consideriamo demaniali…”.

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Loro considerano. Loro decidono. In dispregio di innumerevoli risoluzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, e del diritto internazionale. Ma che volete che sia l’Onu di fronte alla Torah: loro sono lì per volere di Dio, per adempiere ad un imperativo divino. 

In conclusione, il collega Picasso pone a Hasten una domanda-assist, l’ennesimo: La soluzione dei due Stati è ancora praticabile?

Guai solo a pensarlo. Vade retro Satana. L’eroico esponente dei “pionieri” del Grande Israele risponde seccamente: “No. La maggioranza degli israeliani ritiene che oggi significherebbe mettere a rischio l’esistenza stessa di Israele. Circa il 75% della popolazione vive nella fascia costiera. Se sulle alture della Giudea e della Samaria sorgesse uno Stato guidato dall’Autorità Palestinese, Israele si troverebbe in una posizione strategicamente insostenibile…”.

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E qui si torna alla linea di difesa avanzata, della quale i coloni sono gli strenui difensori, della quale aveva scritto anche l’altro competitor del Foglio.

La gara alla “migliore” fanzine colonica continua. Vi terremo aggiornati.  

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