Come nasce una fake news: la vicenda della Madonna col Bambino del Maestro del Battistero di Parma

Rimbalzata su molte pagine culturali online di quotidiani nazionali, una notizia legata all'esportazione di una tavola duecentesca apre un (ennesimo) varco sulle difficoltà dei cronisti nel confrontarsi con questioni storico-artistiche.

Come nasce una fake news: la vicenda della Madonna col Bambino del Maestro del Battistero di Parma
1) 'Maestro del Battistero di Parma', Madonna col Bambino
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Raffaele Marrone Modifica articolo

9 Giugno 2026 - 19.04 Oltreilponte


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“Hanno scambiato un ‘3’ per un ‘8’!” E giù le polemiche a cascata. Rinfocolata da decine di articoli fatti con lo stampino, anche di testate blasonate (dal Corriere della Sera a La Repubblica, passando per Il Fatto Quotidiano e Artribune), monta la polemica: nel 2020, i tecnici del Ministero della Cultura hanno permesso che venisse esportata una preziosissima Madonna col Bambino, per colpa – si dice – di un banale errore di lettura. Contrariamente a quanto ritenuto allora dai funzionari, l’iscrizione vergata sul retro della tavola non porta l’anno “1850”, ma “1350”; quella che si credeva un’opera del XIX secolo, dunque, sarebbe in realtà un capolavoro della metà del Trecento, adesso irrimediabilmente sottratto al nostro patrimonio nazionale. L’indignazione cresce, e crescono i sospetti dei commentatori più avvertiti: possibile che al Ministero nessuno si sia accorto di nulla? Qualcuno biasima l’incompetenza dei responsabili, e invoca dimissioni o punizioni esemplari; qualcuno addirittura ipotizza mazzette o loschi scambi; qualcuno fa notare che sarebbe bastato dare in pasto a ChatGPT la fotografia allegata a tutti i suddetti articoli (figura 2) per scoprire che si aveva tra le mani un pezzo di valore inestimabile. Peccato che l’opera ossessivamente riprodotta da quasi tutti i maggiori quotidiani online – che molti improvvisati connoisseurs si sono accaniti a commentare – non abbia nulla a che fare con la tavola esportata: è imbarazzante dover far notare che il dipinto pubblicato dai giornali è un affresco, e che, in quanto tale, si trova ancora sano e salvo sulla parete del Battistero di Parma dove fu realizzato intorno al 1302. Niente a che vedere, quindi, con la Madonna col Bambino oggetto dello scandalo, che non solo è un’altra opera, ma è anche evidentemente di tutt’altro autore e di tutt’altra cronologia.

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2) ‘Maestro del 1302’, Madonna col Bambino in trono, San Michele Arcangelo, San Giovanni Battista e il cardinale Gerardo Bianchi. Parma, Battistero

È davvero del 1350, come dichiara l’iscrizione sul retro (figura 3)? Non serve essere esperti di paleografia per capire che la ‘didascalia’ non fu vergata dalla mano del pittore che realizzò la tavola, ma da qualcuno che nell’Ottocento volle attribuire – forse per fini commerciali – un nome e una data posticci a questo dipinto, inventando un autore (“Alfonso Martorelli Fiori”) e un anno di esecuzione. Le informazioni che possiamo trarre dall’iscrizione, insomma, non ci danno indizi dirimenti sull’effettiva cronologia; deve anzi essere stata questa deliberata falsificazione a indurre i funzionari dell’Ufficio esportazioni a credere che tutto il dipinto, e non solo la scritta sul retro, fosse un falso ‘in stile’, prodotto nel XIX secolo. In realtà, bisogna ricordare che lo storico dell’arte Miklós Boskovits, nel lontano 1989, aveva già reso nota la tavola, ascrivendola, sulla base di un’analisi dello stile, al pittore di cultura bizantineggiante che nella seconda metà del Duecento affrescò la cupola del Battistero di Parma. Non del Trecento è dunque l’opera, ma di quasi un secolo prima di quanto indicato nell’iscrizione, e di quanto ripetuto ostinatamente dalla nostra distratta stampa moderna.

3) ‘Maestro del Battistero di Parma’, Madonna col Bambino (retro)

Di certo c’è stata una grave disattenzione da parte dell’Ufficio esportazioni; ma ciò che preme qui mettere in risalto, dopo una mattinata passata a leggere articoli (e relativi commenti), è soprattutto l’ondata di disinformazione provocata da giornalisti pressappochisti e faciloni, evidentemente a digiuno della materia, che per inseguire i tempi incalzanti dei social finiscono per cadere in errori marchiani; e piuttosto che sforzarsi di capire bene i contorni di una questione (bastava consultare un informato contributo di Finestre sull’Arte), finiscono per inserire a corredo dei propri articoli, scritti di tutta fretta, la prima opera trovata in rete digitando “Battistero di Parma Madonna”, o peggio, come un cronista di TgLa7, se ne fanno creare una dall’Intelligenza artificiale, producendo esiti a dir poco grotteschi.

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Al di là della correttezza dell’informazione, c’è il problema che una narrazione distorta come questa getta un’ombra di sfiducia sulle Soprintendenze – già vessate da anni di definanziamenti, riduzioni di organico, oltreché dal discredito da parte di una politica che vuole disporre a suo piacimento del patrimonio culturale; e veicola un’idea del tutto fuorviante del mestiere dello storico dell’arte: come se fosse sufficiente leggere un’iscrizione per capire ogni aspetto di un’opera, e valutarne correttamente l’autenticità. Semplificando tutto, si dà fiato all’arroganza di persone che pensano che fare lo storico dell’arte sia alla portata di chiunque, e poi non riescono neppure a distinguere una tavola da una pittura murale, e pretendono di affermare con saccenza che “lo stile dell’Ottocento è molto diverso da quello del Trecento”, evidentemente ignorando l’esistenza del fenomeno delle copie e dei falsi.  

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